mercoledì 1 maggio 2013

Ipotesi sulla diffusione dell'aplogruppo R1b (Y-DNA) in Italia

Diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Italia settentrionale
Se guardiamo i dati sulla diffusione percentuale degli aplogruppi relativi al cromosoma Y in Italia, non possiamo fare a meno di notare una netta prevalenza dell'aplogruppo R1b (lignaggio celto-germanico) in rosso nel grafico, soprattutto nelle regioni del centro-nord della penisola. I grafici che allego sono elaborati con dati forniti dal sito eupedia.com

Contemporaneamente possiamo notare come l'aplogruppo J2 (lignaggio greco-romano, anatolico) in giallo nel grafico, abbia una diffusione minore di quello che si potrebbe pensare, considerata l'eredità culturale, come se la colonizzazione romana della penisola non avesse mai sostituto le popolazioni preesistenti, e questo in parte è anche comprensibile, in quanto l'impero romano attuava una politica di espansione di tipo inclusivo e non sostitutivo. In pratica i romani tendevano a "romanizzare" le popolazioni conquistate che così cominciavano a far parte dell'Impero.



Diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Italia centrale
(Lazio incluso)
Sarebbe quindi interessante capire chi ha portato questa grande quantità di DNA attraverso le Alpi che come possiamo vedere non sono quello spartiacque genetico col resto dell'Europa che si pensava. L'R1b infatti è l'aplogruppo più diffuso nell'Europa continentale centro-settentrionale, la sua concentrazione diminuisce procedendo da ovest verso est con i massimi in Irlanda (90%), Connacht (98%) e percentuali superiori al 70% in Inghilterra occidentale, Scozia, Galles, Bretagna, Spagna (Paesi Baschi e Catalogna) e Portogallo.

Mi sembra improbabile che questa composizione genetica si sia trasformata in seguito alle invasioni barbariche. Nel caso dei Longobardi, secondo gli storici hanno partecipato alla migrazione in Italia non più di 100.000-150.000 persone, ovvero il 5% della popolazione della penisola italiana di allora che non superava i 4 milioni di abitanti, un numero davvero esiguo per poter aver lasciato un'impronta genetica così marcata. Sicuramente DNA di tipo nordico I1, I2b, R1b U106 (Frisian marker), R1b-L21, sono da attribuirsi a queste invasioni, ma non il grosso dell'R1b.



Diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Italia meridionale
(isole escluse)
Al contrario l'aplogruppo J2 che si riferisce a popolazioni di stirpe greco-romana, è maggioritario solo nell'Italia meridionale e in Sicilia, mentre si attenua la percentuale dell'R1b che comunque rimane assai rilevante. 

Da questi dati si evince come il substrato genetico celto-germanico sia ampiamente diffuso in tutto il paese e predominante nell'Italia centro-settentrionale con punte superiori al 60% nella Pianura padana. La storia genetica dell'Italia è quindi profondamente collegata con quella europea. Gli ultimi sviluppi delle ricerche genetiche e linguistiche sulla storia d'Europa ci portano a capovolgere alcune certezze storiche. Sembra infatti che i primi europei siano originari dei Paesi Baschi tra i 35 ed i 20.000 anni a.c. per poi diffondersi lungo tutto la costa atlantica della Francia, la Bretagna e le Isole Britanniche ed avere una vasta espansione continentale per tutto il primo millennio a.c., che corrisponde alla massima espansione dei Celti. Un'espansione che quindi procede da ovest verso est e subisce un forte decremento in corrispondenza del meridiano 14 est.


Della cultura celtica oggi non restano tracce evidenti, né nella lingua, praticamente scomparsa tranne che nel gaelico delle isole britanniche, né nella toponomastica. Questo è dovuto al fatto che i Celti in realtà non sono mai stati una nazione come noi la intendiamo oggi, piuttosto una galassia di tribù, di insediamenti rurali in un profondo rapporto con la terra e la natura. I Celti non usavano la scrittura né costruivano con la pietra.



Diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Sicilia
Oggi forse per la prima volta, in seguito allo sviluppo della genetica, possiamo intuire l'importanza dei Celti nella creazione dell'Europa, attraverso la diffusione della loro impronta genetica. Il nucleo originario di questa diffusione si trova sulle sponde del Lago di Neuchatel in Svizzera dove si trova uno dei principali siti archeologici della cultura celtica, risalente all'età del ferro: La Tène.


Diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Sardegna
Si noti l'hot-spot I2a
Quindi è molto probabile che a partire dal 1.200 a.c. e per tutto il primo millennio a.c. popolazioni di stirpe celtica abbiano attraversato le Alpi per stanziarsi in massa nella Pianura padana. Essi erano infatti un popolo di straordinari agricoltori. Nella storia noi sappiamo dei Celti attraverso i romani che non usavano il termine greco Keltòi ma il termine latino Galli.

Oggi con un'indagine approfondita del DNA si può sapere se attraverso la linea paterna maschile Y-DNA, si è di stirpe italo-celtica. Soprattutto se si appartiene all'aplogruppo R1b1a2 - M269 si può testare la positività per il marker SNP U152, di cui allego una mappa della diffusione.



Mappa diffusione marker SNP U152 (R-S28),
presenta hot-spot in Svizzera, Pianura padana e Corsica
Fonte: Eupedia.com
Secondo questa ipotesi, basata su dati certi relativi al campione di coloro che si sono sottoposti al test del DNA per il cromosoma Y, la cosiddetta Gallia Cisalpina ha dato un contributo molto importante alla storia genetica del paese. Inoltre questa particolare subclade dell'R1b1a2 M-269 sembra essere specificatamente italiana con forte concentrazione nell'Italia centro-settentrionale e nella Corsica che geograficamente appartiene alla penisola italiana, attestando una specificità genetica italiana di origine celtica.


La provincia della Gallia Cisalpina nel contesto dell'Impero Romano


Espansione dei Celti in Italia tra il 500 ed il 250 a.c.


Conclusioni: la struttura degli aplogruppi in Italia è profondamente disomogenea, variando molto da regione a regione. Per l'aplogruppo R1b-M269 che è il più diffuso nel paese, si passa dal 32% della Calabria al 62% dell' Italia settentrionale, suggerendo una forte variazione lungo l'asse nord-sud della penisola e un preponderante lignaggio celtico concentrato nelle regioni centro-settentrionali. Su questo substrato (R1b-U152) con le invasioni barbariche si andarono a sovrapporre lignaggi Y-DNA di origine germanica (R1b-U109), celto-britannica (R1b-L21), slavo-germanica (R1a) e nordica (I1, I2b). Ancora non risulta chiaro l'apporto genetico di liguri, etruschi, umbri e latini che comunque dovrebbero aver lasciato un'impronta genetica nell'aplogruppo J2 di origine greco-anatolica, il che confermerebbe la leggenda secondo la quale l'antica Roma fu fondata dai discendenti dei Troiani (Eneide). Possiamo solo supporre che una differenza genetica nel sistema immunitario delle popolazioni di origine latina e greco-anatolica legata al gene CCR5 le abbia più esposte alle grandi pandemie come la peste di Giustiniano (vedi post).

Questa disomogeneità genetica della penisola italiana è evidente in alcune mappe di distribuzione degli autosomi recentemente aggiornate sul sito Eupedia.com.



Distribuzione degli autosomi - mix europeo nord-occidentale
Credits: Eupedia.com
Distribuzione degli autosomi - mix nord-africano / Mar Rosso
Credits: Eupedia.com

Atlante genetico aplogruppi principali in Italia



Aplogruppopopoli portatoriorigine
R1b - U152Lignaggio italo-celtico, Galli cisalpiniCultura di La Tene, Svizzera
R1b - U106Lignaggio celto-germanico, Longobardi, Anglo-sassoni, SveviFrisia, Jutland
R1b - L21Lignaggio celto-britannico, bretone, NormanniCultura dei Bell Beakers
R1b - L23 (ht35)Lignaggio proto-indo-europeo, greco-anatolico, Ittiti, Troiani, Daci e antichi RomaniLidia, Troia, Turchia, Romania
J2Lignaggio mediterraneo-orientale, Cartaginesi, Etruschi, Micenei, Greci, Fenici, Israeliti, antichi RomaniMediterraneo
I1 - I2bLignaggio nordico pre-indo-germanico, Longobardi, Goti, Vandali, Normanni, Vichinghi, CimbriJutland, Danimarca, Scania

Per quanto riguarda le frequenze relative a Goti e Longobardi sembrerebbe che la composizione Y-DNA delle due popolazioni sia la seguente:
40% I1, 30% R1b (in prevalenza U106), 25% R1a, 5% I2b
Queste frequenze ricalcano quelle dell'attuale popolazione della Scania (Svezia meridionale) il che confermerebbe l'origine scandinava dei Longobardi contenuta nella Historia di Paolo Diacono.

Atlante genetico maggiore diffusione subcladi R1b-M269 in Europa occidentale



AplogruppoAree di maggiore diffusione
R1b - U152Italia centro-settentrionale, Francia, Valle del Reno
R1b - U106Frisia, Olanda, Germania, Inghilterra, Scandinavia
R1b - L21Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia, Bretagna, Normandia 
R1b - M222Irlanda nord-occidentale, Ulster, Lowlands Scozzesi 

Un recente studio (Boattini et al., 2013) conferma quanto riportato nel presente post, ma aggiunge la distribuzione regionale relativa all'SNP R-U152 che vede i picchi massimi nella provincia di Brescia (51,3%), nella provincia di Cuneo (40%) e nella provincia di Pistoia (38,5%). Per maggiori informazioni sugli SNP, cosa sono e come funzionano si legga il seguente post: "L'importanza degli SNP (snip) nella determinazione dell'aplogruppo". Se invece siete interessati a conoscere il proprio aplogruppo potete leggere il post "La genealogia genetica: come conoscere le proprie origini ancestrali con un semplice test".

Distribuzione regionale SNP R-U152
lignaggio italo-celtico (Galli cisalpini)

Le seguenti mappe dimostrano la connessione tra l'aplogruppo J2-M172 e l'espansione dell'impero romano:




Sai quante cose si possono sapere dal DNA, se ne vuoi sapere di più consulta la seguente pagina su questo BLOG: Legenda SNP DNA

Per ulteriori approfondimenti e per una più completa e aggiornata trattazione della materia si rimanda al seguente post sulla "Storia genetica degli italiani" recentemente tradotto anche in italiano.

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26 commenti:

Anonimo ha detto...

Chi l'avrà portato mai in Italia l'aplogruppo R1b... il principale aplogruppo presente in tutta Italia. Invasioni celtiche fino in Sicilia? Davvero improbabili pensarle fino a Roma, figuriamoci in Sicilia. La risposta è semplice, R1b, nella subclade U-152, è l'aplogruppo dei tanti popoli Italici che vivono da millenni in Italia: Umbri, Latini, Sabini... I Celti condividono lo stesso aplogruppo degli Italici, e in qualche caso R1b in Italia, in particolare nel Nord Italia, ce l'hanno portato loro. Per il resto, è opera degli Italici.

Anonimo ha detto...

La mappa di Eupedia non è precisa. L'hotspot di R1b U-152 è tra il sud della Liguria e il nord della Toscana

Anonimo ha detto...

Hai anche dati percentuali sulla Corsica? Io non ne ho trovati.
Big.

Diana ha detto...

There seems to be 3 major subclades in Italy under U152. L2, Z36 and Z56. Z56 appears to be more Tuscan

Bighipert ha detto...

Per quanto riguarda i latini, ho delle perplessità sull’R1b: gli antichi romani non avevano i capelli rossi, per loro questo era un carattere esotico, tipico delle popolazioni celto-germaniche (vedi Tacito), ed i capelli rossi derivano da un gene che si ritrova proprio nelle stesse aree di diffusione dell’R1b

Anonimo ha detto...

R1b u152... manca (grossolanamente) una popolazione importantissima tra quelle arrivate in Italia: quella dei Goti. NON erano germanici del ramo svevo, come i Baiuvari e i Longobardi, come attestano le importabti differentze liguistiche tra le due stirpi, inoltre i Goti dominarono l'intera penisola, sicilia compresa, il cje li rende candidati assai più credibili per avere trasferito questo gene rispetto ai Celto galli. Ricordo che la peste di giustiniano ridusse la popolazione dell'italia a poche centinaia di migliaia di individui, probabilmente estirpando buona parte delle prevalenze genetiche anteriori e rafforzando quelle più fresche in proporzione

Bighipert ha detto...

Credo che proprio ai Goti, popolazione baltica in origine, si debba l'apporto dell'aplogruppo I1 in Italia, che è presente in Italia settentrionale per il 7%, Toscana 4%, Italia centrale e meridionale 2,5%, Sicilia 3,5%, Sardegna 1% (fonte Eupedia.com) L'R1b-U152 è una subclade del R1b-P312, aplogruppo celtico per eccellenza, deriva dalle culture di la Tene (Svizzera) e Halstatt (Austria), è l'aplogruppo maggiormente diffuso in Italia, Francia, Germania (Valle del Reno), in Inghilterra si ritrova nel Kent. E' l'aplogruppo dei Galli/Celti cisalpini. La sua diffusione è dovuta anche alle legioni romane che impiegavano tra le loro file gli auxiliares che erano in prevalenza celti.

Anonimo ha detto...

La Toscana da sola potrebbe competere tranquillamente col Nord Italia per quanto riguarda l'R1b, ma insieme alle altre regioni del nord la media si abbassa notevolmente.

Anonimo ha detto...

Scusate, intendevo insieme alle altre regioni del centro nel messaggio precedente.

Anonimo ha detto...

Il toscano è la razza italiana più nordica, all'80% discendente dai Longobardi, che vi si insediarono stabilmente... gli etruschi furono completamente estinti dall'anno Mille, con le calate barbariche dal Nord Europa (cit. Gianni Brera, lumbard)... questa tesi è sostenuta anche da vari dati statistici come la statura, che insieme a quella di Veneti e Friulani è la più alta d'Italia, da sempre. Lasciando perdere quei studiosi tedeschi che sostengono che il Rinascimento fiorentino vi fu perché i toscani erano in maggioranza di razza germanica, testimoniata anche dai toponimi e cognomi toscani, ma derivati dal tedesco, come Alighieri, Gherardesca, ecc.

Bighipert ha detto...

Considerando l'attuale composizione degli aplogruppi del cromosoma Y della regione svedese della Scania, terra di origine dei Longobardi, possiamo affermare con una certa ragionevolezza che, in base al campione genetico dei toscani che si sono sottoposti al test del DNA, i toscani discendenti dai Longobardi sono circa il 9-10% della popolazione. In Scania l'aplogruppo I1 è il 40% della popolazione, in Toscana è il 4%, quindi la proporzione è quella. Questo coincide anche con la diffusione dell'R1b-U106 che è del 5%. I Longobardi erano infatti un esiguo numero organizzati in una società chiusa e organizzata in caste. Questo di sicuro contribuisce ad aumentare la statura media della regione. La maggior parte dei Toscani è piuttosto di origine italo-celtica, ovvero R1b-U152. In ogni caso una razza toscana non esiste.

Anonimo ha detto...

L'aplogruppo R1B in Sicilia può anche esser stato portato in tempi molto più recenti dal ripopolamento forzato di vaste aree della Sicilia da parte dei Normanni prima e degli Svevi dopo con gruppi di "lombardi" ( in realtà lombardi-piemontesi-provenzali-bretoni-emiliani ) per soppiantare quella parte di popolazione berbero-araba o autoctona-islamizzata con popolazioni cristiane più fedeli ai nuovi sovrani...Non so se ci hai fatto caso ma alcuni noti cognomi siciliani portano ancora l'impronta nordica - Riina ( da Reina diffuso in Lombardia e Piemonte ) nonchè Provenzano... oppure cognomi come Lombardo...

Cerdic

Anonimo ha detto...

No, the major clade in Tuscany is U-152

Anonimo ha detto...

Diffidare sempre, dei blog o siti internet che non siano stati testati quali scientificamente validi ! I dilettanti citano senza conoscere nemmeno le proprie fonti, oppure portano avanti tesi tendenziose o prive di neutralità d'indagine! Dopo tanto parlare, per inciso, si tornerà a riconoscere che Palfitticoli, terramaricoli, villanoviani ed etruschi in derivata diretta, presero a fluire in Italia dalla catena alpina centrale provenendo dal Danubio. Cosa che l'intuizione di seri studiosi aveva già compreso, senza questo discorso di aplogruppi tirato in ballo dai dilettanti allo sbaraglio.

Lombardus ha detto...

Salve! Sapete qualcosa di più sulla subclade dell'R1b U-106?
Grazie

Bighipert ha detto...

La subclade caratterizzata dalla mutazione SNP U106, chiamata anche S21, rappresenta circa il 25% dell'aplogruppo R1b-M269, che è il più diffuso in Europa occidentale. Puoi controllare l'albero filogenetico dell'R1b in questo post: http://bighipert.blogspot.it/2014/05/alle-origini-dellaplogruppo-r1b.html. Questa mutazione è stata anche definita "frisian marker" perché trova la sua massima concentrazione nella Frisia una regione storica a cavallo tra L'Olanda e la Germania settentrionale. Se hai un risultato positivo per questo aplogruppo e hai un cognome italiano è molto probabile che tu abbia origini ancestrali germaniche, attraverso Goti e Longobardi. Servirebbe sapere la localizzazione del marker, su FTDNA ho visto che ci sono degli U106 in Lunigiana e Garfagnana e quelli sono sicuramente di origine longobarda.

Anonimo ha detto...

Interessante ricerca e commenti ma senza ignorare i dati delle fonti storico letterarie e archeologiche

Anonimo ha detto...

Condivido in pieno il primo commento di ANONIMO e cioe' che l'Aplogruppo R1b vaiante U152 e' cosi' ampiamente presente in Italia ,soprattutto Italia centrale,Lazio incluso,perche' era quello delle popolazioni italiche (UMBRI;LATINI-da cui i Romani-Sabini etc.). Era inoltre ampiamente presente anche nelle popolazioni celtiche(queste realmente e probabilmente imparentate con i Latini) ,le quali hanno fatto quindi coacervo con quelle italiche. Il Gruppo greco-romano anatolico e' una vostra astratta formazione mentale che non trova alcun riscontro in alcun serio studio. 1.innanzi tutto i Romani erano Latini e i Latini erano una delle popolazioni di origine indoeuropea immigrate in Italia dalla europa danubiana attorno al 1500 a.c. (come del resto correttamente ammette Borghezio),piu' o meno insieme a Umbri e altre poplazioni italiche 2.i Greci costituivano un altro ramo degli indoeuropei provenienti dai balcani,piu' o meno imparentati con gli italici e i celti,ma pur sempre diversi.Per quanto concerne gli "anatolici" ,si tratta di un termine abbastanza ambiguo,ma in tutti i
casi non c'entravano nulla con gli attuali turchi di origine uralo/altaica ,i quali semmai sono imparentati con gli attuali ungheresi. I vostri studi sarebbero una cosa assai piu' prodtiva e realistica se fossero supportati da conoscenze storiche,linguistiche,geografiche di reale consistenza e non da campanilismi sciocchi..

Bighipert ha detto...

La verità è che l'Italia geneticamente è molto disomogenea rispetto agli altri paesi europei, questo è un dato oggettivo e inconfutabile. Tali differenze antropologiche si sono acuite durante i due secoli del regno longobardo d'Italia in cui i Longobardi attuarono un vero e proprio regime di segregazione sessuale delle linee patriarcali tra stirpi germaniche e romane. L'Editto di Rotari giuridicamente sanciva il principio della soggettività del diritto: leggi diverse per popoli diversi, per i Romani infatti si applicava il Codice giustinianeo, di ciò rimane traccia nell'onomastica nel cognome Romano appunto che identificava famiglie soggette ad un diverso ordinamento giuridico in quanto di stirpe romana. Questa cosa è avvenuta esattamente nello stesso modo dopo le invasioni anglo-sassoni del V secolo nelle isole britanniche.
Per quanto riguarda l'aplogruppo degli antichi Romani è questione assai dibattuta dagli specialisti, sarà difficile avere una risposta definitiva perché mentre i Celti seppellivano i morti ed è quindi stato possibile estrarre il DNA dalle ossa di soggetti di origine certa e quindi confrontarlo, questo non è stato possibile per gli antichi Romani in quanto essi procedevano alla cremazione delle spoglie rendendo queste indagini genetiche impossibili.
Osservo solo che fu proprio Gaio Giulio Cesare nello studio dei Celti che lui chiamava Galli a gettare le basi dell'etnologia col suo De bello Gallico, un saggio etno-geografico in cui si studiavano le abitudini, i costumi, le caratteristiche delle popolazioni dell'Europa continentale che quindi tanto "affini" non dovevano essere. Ricordo anche che da più fonti storiche (Tacito) risulterebbe che gli antichi Romani non avessero i capelli rossi che è un tratto genetico tipico dell'aplogruppo R1b (vedi mappa diffusione capelli rossi in Europa).

Anonimo ha detto...

Sono anonimo del 23 agosto.Le indagini genetiche sono estremamente interessanti,ma vanno coordinate con altri studi (linguistici,religiosi,analisi comparative etc)..Che i Romani fossero di origine latina e' dimostrato da innumerevoli prove tratte dallo studio della loro lingua (cosi' tenacemente difesa ed imposta),della loro struttura etnicopolitica,delle loro tradizioni religiose e cosi' di seguito.Ironicamnte,potrei rammentare che i maggiori studiosi della materia furono innanzi tutto tedeschi e la loro stragrande maggioranza giunse a tali conclusioni. Circa le caratteristiche fisiche degli antichi Romani,c'e' stato uno studio (sempre di uno studioso tedesco) che si e' divertito ad analizzarle ed e' giunto alla conclusione che nei tempi piu' antichi essi possedevano caratteristiche prevalentemente chiare,essendo molti di carnagione bianca-esempio Giulio Cesare che nel De bello Gallico narra come una volta si reco' in un villaggio gallico travestendosi e nessuno se ne accorse. Potrei anche dire che Nerone era rosso di capelli,ma lascerei perdere questi particolari,tutto sommato abbastanza poco significativi.E' interessante notare che lo stesso studioso tedesco aggiunse nei suoi studi che i Romani cambiarono in alcuni strati della popolazione sensibilmente la loro connatazione fisica,acquisendo alcuni catatteristiche piu scure, all'epoca dell'imperatore Settimio Severo,che insieme al figlio Caracalla e per breve periodo ad un suo fratello,furono i rappresentanti dell'unica dinastia africana (venivano dalla Libia).Per la cronaca,il popolino della suburra li prendeva in giro proprio per le loro fattezze fisiche evidentemente diverse. Lo studio genetico e' invece estremamente interessante perche' porta a ragionevoli conclusioni,comparando le analisi tra la lingue italiche (tra le quali il latino) e quelle celtiche che hanno mostrato analogie abbastanza rilevanti tra di loro. La massiccia presenza di R1b-U152 in Italia settentrionale e centrale in particolare (Lazio compreso) rientra necessariamente nel fatto che sia presso le popolazioni celtiche che quelle italiche tale Gruppo rappresentava una caratteistica altamente indicativa. Vorra' dire che mentre in Padania si tratta del substrato celtico,al centro sara' quello italico.Con cio' non voglio dire che celti ed italici erano consanguinei,desidero solamente (come accennato anche da altri partecipanti a questo Forum) affermare che viene statisticamente e tecnicamente accertato un fatto assai rilevante sulle nostre origini (sommando agli studi linguistici quelli genici). E gli studi genici sono stati di importanza fondamentale a questi fini,per cui desidero ringraziare Eupedia e/o chi per loro.

Anonimo ha detto...

ma di cosa parliamo se nelle tabelle di Eupedia.com non tornano neanche i totali marginali!

Anonimo ha detto...

Ogni tanto in qualche commento si fa riferimento ad una etnia greco/romana/anatolica(vedi alcuni commenti posti sopra),quale supposta origine degli antichi romani ,e come base storica si fa riferimento alla leggenda di Enea. Premesso che prima del IV secolo A.C. di tale leggenda non si sapeva nulla,che inoltre i primi che la tirarono fuori furono scrittori greci o della Magna Grecia e non romani (e solo dopo che le imprese dei romani oltrepassarono i confini del Lazio) e chi la impose con la Eneide fu un Mantovano (un certo Virgilio) e che infine i Romani quando la accettarono parlarono di matrimoni misti,di re Latini che diedero le proprie figlie ai nuovi arrivati e cosi' via;tanto premesso faccio un paio di osservazioni: 1.ammesso che sia tutto vero,quanti potevano essere questi profughi da Troia giunti sulle coste del Lazio su un paio di barchette.Vogliamo fare un centinaio? I Latini (quelli veri) non erano molti ,ma alcuni studi li fanno ascendere piu' o meno a 100.000,quindi i giovani greci appena giunti rappresentavano lo 0,01% della base etnica latina ;2. Ecco spiegato perche' anche nel Lazio la R1b-subclade U 152 e' di gran lunga superiore al supposto aplo gruppo "greco-romano-anatolico".

Bighipert ha detto...

L'aplogruppo degli antichi Romani, parliamo ovviamente dei fondatori e delle famiglie dell'aristocrazia romana, non delle moltitudini confluite in quello che sarà il primo impero globale della storia, è un bel mistero, e lo rimarrà per molto tempo per il semplice fatto che i Romani non seppellivano i cadaveri ma li bruciavano. Niente corpo niente esame del DNA, niente prove scientifiche, comunque anche quella dell'inumazione non è una differenza di poco conto. U-152 è celtico e per i Romani i Galli erano diversi, altra gente, anche se poi molti di essi si stabilirono a Roma soprattutto come auxiliares nelle truppe dell'impero romano soprattutto dopo la riforma militare voluta da Augusto. Anzi ci sono studi che dimostrano come l'U-152 sia stato proprio diffuso in Europa attraverso i movimenti delle legioni romane e dell'auxilia in particolare. Comunque nel Lazio R1b=36% e J2=21% in confronto la Toscana R1b=52% e J2=11%, due regioni così vicine hanno una composizione genetica completamente differente.

Anonimo ha detto...

L'APLOGRUPPO J2 NON E' DEI ROMANI, bensi di popolazioni grecoanatoliche.I latini e gli italici venivano dall'area transalpina e per lungo tempo avevano convissuto coi celti (la popolazione più affine linguisticamente ai latini) ed il loro aplogruppo era prevalentemente R1b.Che l'aplogruppo j2 non era tipico dei romani si evidenzia pure dalla cartina.In fatti e' particolarmente diffuso in Anatolia (dove il peso demografico dei romani fu sempre scarso) e addirittura in aree come Armenia,Mesopotania e Persia dove i romani mai crearono colonie di popolamento.La Persia addirittura mai fu romana.Certamente l'impero romano che appunto si estendeva pure su l'"Oriente" (Grecia,Anatolia e Siria) contribui a far circolare per tutte le sue terre pure schiavi, funzionari e militari orientali, portatori appunto del gene J2.Per quanto riguarda i germani che giunsero in Italia (Goti e Longobardi) il loro aplogruppo era I (il tipico aplogruppo degli scandinavi, venendo loro dalla Scania e Danimarca), non R1b come i "germani" dell'Olanda e Baviera i quali pur essendo di lingua germanica non sono veri germani, ma celti germanizzati linguisticamente. Per tanto l'aplogruppo R1b e' presente in italia non tanto per l'invasione dei longobardi, ma perché liguri, italici, latini e galli erano tutti portatori dell'aplogruppo R1b.

Anonimo ha detto...

Ho letto l'assurdo commento per cui i toscani discendono all'80% dai longobardi, facendosi forza sull'altezza.Ho da obiettare in quanto la statura cambia nel tempo e soprattutto per fattori ambientali e alimentari, basta pensare che gli italiani in un secolo sono alzati di oltre 10 cm di statura, inoltre i longobardi non erano R1b, ma prevalentemente d'aplogruppo I, e in Toscana detto aplogruppo e' fortemente minoritario.Inoltre sebbene nell'Alto Medioevo la popolazione in Italia declino, sembra che gli italici fossero almeno 4MILIONI, contro meno di 200mila tra longobardi e goti assieme.E va aggiunto che i longobardi e goti neppure tutti erano veri germani, avendo arruolato nelle loro file anche sarmati, unni, avari, schiavi dei Balcani, gruppi di banditi "romani" dei Balcani etc.
I longobardi in Toscana crearono comunita di una certa consistenza unicamente nella lucchesia.

Sammy Basso ha detto...

E del DNA dei veneti e paleoveneti? Quali erano le loro caratteristiche?

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