martedì 25 giugno 2013

L'etimologia della parola "casa"

Casa è una delle parole più comuni della lingua italiana, eppure la sua etimologia è stata molto discussa. In realtà se prendiamo un vocabolario della lingua latina e andiamo a cercare il lemma, troviamo "Casa: capanna, tugurio: casa di campagna, baracca militare", quindi a questo punto ci potremmo ritenere soddisfatti e passare oltre.

E invece no, la cosa non quadra perché per i romani quella che noi chiamiamo casa era sempre e solo domus anche quando si trattava di una villa rurale, tanto è vero che questa parola latina è stata prestata ad altre lingue, per esempio a quelle slave, nel russo дома, nel croato dom, nel ceco domácí, nel polacco dom, nello sloveno domov, nel serbo дом, nello slovacco domáce, con lo stesso significato di casa.

In alternativa la casa popolare veniva chiamata insula e si diffuse soprattutto in epoca imperiale, quando all'aumento della popolazione nella città si rispose con un incremento nell'altezza delle abitazioni.

Quindi vediamo la fonte di questo etimo latino: il vocabolario riporta: "Caes B.G. 5.43.1", Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, libro V, paragrafo 43 che di seguito riporto per intero.

Septimo oppugnationis die maximo coorto vento ferventes fusili ex argilla glandes fundis et fervefacta iacula in casas, quae more Gallico stramentis erant tectae, iacere coeperunt. Hae celeriter ignem comprehenderunt et venti magnitudine in omnem locum castrorum distulerunt. Hostes maximo clamore sicuti parta iam atque explorata victoria turres testudinesque agere et scalis vallum ascendere coeperunt. At tanta militum virtus atque ea praesentia animi fuit, ut, cum undique flamma torrerentur maximaque telorum multitudine premerentur suaque omnia impedimenta atque omnes fortunas conflagrare intellegerent, non modo demigrandi causa de vallo decederet nemo, sed paene ne respiceret quidem quisquam, ac tum omnes acerrime fortissimeque pugnarent. Hic dies nostris longe gravissimus fuit; sed tamen hunc habuit eventum, ut eo die maximus numerus hostium vulneraretur atque interficeretur, ut se sub ipso vallo constipaverant recessumque primis ultimi non dabant. Paulum quidem intermissa flamma et quodam loco turri adacta et contingente vallum tertiae cohortis centuriones ex eo, quo stabant, loco recesserunt suosque omnes removerunt, nutu vocibusque hostes, si introire vellent, vocare coeperunt; quorum progredi ausus est nemo. Tum ex omni parte lapidibus coniectis deturbati, turrisque succensa est.


Nel testo si usa il termine casas per indicare le case dei Galli che secondo l'usanza delle popolazioni celto-germaniche non erano costruite con la pietra, ma erano capanne di legno col tetto di paglia, risulta quindi strano che noi chiamiamo casa le capanne dei celti e non la domus romana. 

Non è che l'uso di questa parola di origine celtica per indicare una cosa così comune e basilare nella nostra esistenza denota qualcosa di più sorprendente circa le nostre origini ancestrali? Ma soprattutto come mai chiamiamo "Casa" le capanne dei Celti?

Nelle lingue di ceppo germanico, in alto tedesco antico la parola per casa era hus, in olandese huis, antico inglese hus, tutte derivano dal proto-germanico husan da cui deriva la parola inglese house. Per i Goti la parola per casa che era razr (polacco rodzina = famiglia?) mentre la parola hus era riferita solo al tempio sacro 
guþ-hus dimora di Dio.

Mi ricordo che in una delle mie prime lezioni di inglese al British Institute of Florence, la mia insegnante una certa Miss Bliss, spiegandomi le parole base della lingua inglese disse che per noi fiorentini era facile pronunciare la parola "house" in quanto eravamo avvezzi alla c aspirata che diventava quindi h, così che noi pronunciamo hasa e non kasa. Forse questa peculiarità fonetica non è un caso ma il segno del nostro retaggio ancestrale germanico.

In case come questa vissero i Longobardi duemila
anni fa in Zethlingen , Sassonia-Anhalt
Se andiamo ad analizzare alcuni toponimi della campagna toscana situati nei pressi di insediamenti longobardi come Casola (Kàsol in dialetto) in Lunigiana, Casole sui monti del Chianti e Casole d'Elsa d (dialetto Schwäbisch Häusle, piccola casa), allora mettiamo in evidenza alcune relazioni linguistiche inedite ma lampanti: questi hanno infatti una corrispondenza con l'antico inglese castell, l'olandese kasteel e ovviamente l'inglese castle che se lo parliamo bene lo dobbiamo pronunciare senza far sentire la "t" cioé ˈkɑːsl, questo etimo in epoca alto-medievale non significava tanto castello quanto villaggio rurale fatto di case col tetto di paglia, che ci riporta all'origine di questi toponimi di epoca longobarda e per estensione all'etimo di casa. 


La cosa buffa è che questo lemma proveniente dall'Europa del nord col significato di villaggio rurale ha preso in prestito la parola latina castellum un termine che significava sia fortificazione sia "villaggio, borgata (posta in altura)" e questo dovrebbe farci capire come le lingue sono interconnesse tra di loro. 

Rovine di un antico monastero irlandese
iIllustrazione di Margaret Stoke
Nell'Irlanda della prima cristianizzazione ad opera dei monaci irlandesi detti anche scoti, l'insediamento base del monastero veniva chiamato cashel (irlandese caiseal), questo era composto da un gruppo di edifici di pietra circondato da muro di cinta di solito circolare di 33 metri di diametro, alto circa quattro metri e largo 90 cm, con un percorso sulla sommità. Si trattava quindi di insediamenti ecclesiastici ma anche militari in quanto erano continuamente sottoposti alle incursioni di Vichinghi, Franchi e Normanni. Per capire quanto fossero diffusi questi monasteri, basta dire che nella sola isola di Aran ve ne erano dieci.

Il monachesimo irlandese si diffuse in tutta l'Europa continentale con lo scopo di convertire i barbari. E' possibile quindi che in Toscana toponimi come Casola o Casole facciano proprio riferimento a questo tipo di insediamento fortificato.


Per maggiori informazioni sull'importanza del monachesimo irlandese nell'evangelizzazione della Toscana longobarda si legga il seguente post.


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