giovedì 21 novembre 2013

Le radici germaniche della lingua italiana: l'etimologia di ragazzo / ragazza

Le radici barbariche della lingua italiana sono molto più profonde di quello che si potrebbe pensare, oggi per caso ho trovato l'etimologia del lemma ragazzo / ragazza, che è abbastanza banale e deriva dall'antico alto tedesco  raha, raga che significa pertica, stanga, radice germanica raho. L'analogia è dovuta al fatto che i giovani nell'età dell'adolescenza si sviluppano molto in altezza facendoli assomigliare a delle pertiche.

Fonte: Köbler, Gerhard, Althochdeutsches Wörterbuch, 1994

Analogamente il francese Garçon deriva dal germanico gaer (lancia) e significa ragazzo, sud della Francia Garseand.

sabato 16 novembre 2013

Antiche tribù celtiche: i Briganti

I Briganti chiamati anche Brigantes o Brigantii erano una confederazione di tribù celtiche che ebbero diffusione nel primo millennio a.c. in varie parti d'Europa. Originari della Bassa Baviera e Svizzera (Cultura di La Tène XV-XII sec. a.C.), dove possiamo rinvenire tracce del loro passaggio nel toponimo Bregenz (Brigantion) sulle sponde del Lago di Costanza (Lacus Brigantinus, Bodensee) nel Tirolo austriaco e nel toponimo Kempten (Cambodunum) nella Baviera, i Briganti come altre tribù celtiche si trasferirono dal continente alle isole britanniche stanziandosi nello Yorkshire tra il fiume Tyne e l'Humber. 


Brighid / Brigantia
I Briganti che erano la tribù più potente ai tempi della conquista romana della Britannia del 43 d.c., vivevano in piccoli villaggi costruiti su alture fortificate e si dedicavano prevalentemente all'allevamento del bestiame. La loro capitale era situata presso le rovine nell'area di Stanwick. Nel VI secolo a.c. alcuni guerrieri di questa tribù si trasferirono in Irlanda. I Briganti parlavano una lingua celto-britannica di tipo p-celtico e adoravano la divinità Brighid (Brigantia = di rango elevato) da cui probabilmente prendevano il nome, origine ancestrale del culto cristiano di Santa Brigida di Kildare. Durante il I sec. d.c. I Briganti furono scossi da una guerra civile tra due fazioni delle quali quella filo-romana della loro regina Cartimandua, alla fine prevalse. 

Nel gallese moderno la parola braint che deriva da brigantia significa prestigioso, nobile, bre significa collina, nel gaelico scozzese brigh significa potere, è possibile che il nome dipendesse anche dalla loro considerevole statura. Il nome della loro dea ha ispirato molti nomi femminili tuttora in uso: Birgit, Britt, Britta, Britney, Birte nei paesi nordici; Brigida, Brigitta in italiano. Nelle campagne toscane è ancora oggi diffuso il culto di Santa Brigida dovuto all'evangelizzazione della Toscana barbarica ad opera dei monaci irlandesi (vedi post)

Lo scrittore Iman Wilkens, nel suo libro intitolato Where Troy once stood, ha recentemente formulato una singolare teoria che vedrebbe la guerra di Troia combattuta nell'Atlantico tra tribù celtiche, invece che nel mediterraneo orientale. Questa teoria completamente ignorata dagli addetti ai lavori vedrebbe coinvolti anche i Briganti tra le tribù celtiche continentali che parteciparono all'assedio di questa città, importante snodo commerciale dell'età del bronzo che lo scrittore identifica con l'area di Gog Magog Hills nel Cambridgeshire. La tesi si basa su molte evidenze archeologiche, linguistiche e toponomastiche, in particolare nel testo dell'Iliade si fa riferimento a importanti maree che nel mediterraneo orientale sono assenti o impercettibili.

Altri insediamenti di questa tribù celtica si possono trovare nella regione spagnola della Galizia, dove dettero il nome alla città di Brigantia, Flavium Brigantium in latino, oggi Betanzos, nel nord del Portogallo nella città di Bragança ed in Italia, nella Lombardia nord-occidentale nella Brianza, latino Brigantia, che proprio da loro prende il nome.

La presenza dei Briganti in Italia è anche attestata dall'usanza di scolpire le teste sulle case, usanza che avevano in comune con i Longobardi e che risale all'ultima parte dell'età del ferro, in un precedente post abbiamo parlato dei Faccion della Lunigiana, nello Yorkshire è stato condotto uno studio sistematico su queste teste scolpite nella pietra, e ne sono state identificate e catalogate più di duecento, di seguito un confronto tra alcune teste dello Yorkshire e quelle presenti in Toscana.

Testa scolpita nella St. Michaels Church
presso Brough, Cumbria
Testa scolpita nella Hope Church
nel Derbyshire
Faccion presso Cervara in Lunigiana
Testa scolpita nella cripta della Chiesa di San Pietro a Gropina
di fondazione longobarda
Queste teste fanno parte della tradizione culturale celtica, i Celti erano soliti tagliare le teste dei nemici uccisi in battaglia per poi utilizzarle per abbellire le proprie case e mostrarle agli ospiti, proprio come ci racconta lo storico greco Diodoro Siculo nella sua Biblioteca storica:
"Quando l'esercito è schierato d'innanzi al nemico, hanno l'uso di correre innanzi, e di provocare a duello i più valenti avversari, battendo con gran rumore le armi per atterrire i nemici; e se vien contro alcuno, de'loro maggiori cantano le prodezze, e vantano nello stesso tempo anche le virtù proprie; intanto che vituperano l'avversario, e cercano colle parole di togliergli il coraggio. Se avvenga poi, che possano tagliare la testa al nemico, l'attaccano al collo del loro cavallo; e le spoglie contaminate di sangue consegnano ai loro servi come da portare in trionfo, e tripudiando si cantano da sè l'inno della vittoria; e queste quasi primizie delle prede, non altrimenti che se fossero fiere da essi trucidate, attaccano ai vestiboli delle loro case."
Della loro cultura purtroppo oggi rimane ben poco, oltre ai toponimi che abbiamo già visto, ci hanno lasciato alcune parole il cui etimo riconduce alla loro fiera indole guerresca: brigata, brigantino, brigante, attaccabrighe ed il verbo brigare. A parte la linguistica e la toponomastica i Briganti hanno lasciato anche la loro impronta genetica nel DNA di molti europei caratterizzata da una specifico marker SNP.

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venerdì 8 novembre 2013

Tre teorie sulle origini dei Celti

Tralasciando le ipotesi più fantasiose come quella che fa riferimento alla mitica Atlantide, oggi esistono fondamentalmente tre teorie sull'origine dei Celti.

La prima è quella classica che fa riferimento ai cosiddetti popolazioni indo-europee e che vede un'espansione migratoria da oriente verso occidente di popolazioni di origine caucasica, come gli Arii. Questa teoria si basa anche su studi di tipo linguistico, in quanto la lingua indo-europea è vista come origine comune di tutte le lingue parlate in Europa, sia di quelle germaniche, di quelle romanze, di quelle celtiche, cui fa eccezione solo il basco e l'ungherese.

La seconda ipotizza un'espansione nordica, che vede come epicentro della migrazione le terre attorno al Mar Baltico che prima era un enorme lago formato dalla fusione dei ghiacci dopo l'ultima grande glaciazione. E' una tesi che vede le tribù germaniche come principale veicolo di questa espansione, ed ebbe una grande popolarità durante il nazionalsocialismo in chiave pangermanica.

La terza è quella più recente che vede l'origine dei Celti nel nord della penisola iberica, Galizia, Asturie, Paesi Baschi, dal cosiddetto rifugio cantabrico, per avere un'espansione verso nord e le isole britanniche e verso est e l'Europa centrale. Quest'ultima si basa sui recenti studi sulla diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Europa e sui test del DNA. Come si può vedere dalla mappa sottostante della diffusione dell'aplogruppo R1b ripresa dal sito eupedia.com


E' infatti ragionevole pensare che dove è maggiore la percentuale di diffusione dell'R1b è più probabile che sia l'origine della diffusione della civiltà celtica. La genetica non va di pari passo con la tesi della diffusione indo-europea, una cosa che trovo molto singolare è infatti il crollo della percentuale dell'R1b lungo il 13° meridiano est. E' come se esistesse ancora una sorta di cortina di ferro genetica tra l'Europa occidentale e l'Europa orientale. la diffusione dell'R1b è anche legata ad una particolare cultura che si diffuse in Europa: i Bell Beakers.

La cultura dei Bell Beakers, detta anche del vaso campaniforme, è una cultura autoctona europea che si sarebbe formata in alcune aree del nord della penisola iberica, della fascia costiera atlantica, isole britanniche, Germania centrale, fino all'odierna Ungheria, in maniera non uniforme, come si dice in inglese "scattered". Una sorta di nomadismo proto-celtico/proto-germanico che li colloca tra il trado Neolitico e l'inizio dell'Età del Bronzo. La caratteristica principale che distingue i Bell Beakers da tutti gli altri popoli precedenti è il modo con cui venivano sepolti in tombe singole con il corredo degli oggetti che li accompagnavano nella vita di tutti i giorni: le armi, gli indumenti, l'inseparabile bicchiere campaniforme.

In effetti le analisi sul DNA di due scheletri di Bell Beakers del tardo neolitico (2500 a.c.) nel sito di Kromsdorf hanno confermato la loro appartenenza all'aplogruppo R1b, uno è stato confermato per R1b1a2, nessun'altra subclade è stata testata.

Diffusione cultura del vaso campaniforme
Quest'ultima tesi darebbe credito alla cosiddetta leggenda milesiana che vede i primi colonizzatori dell'Irlanda nei discendenti di tal Mil, conosciuto anche col nome latino di Milesius, o Mil Easpain, ovvero il soldato che veniva dalla Spagna e che sarebbe la personificazione probabilmente mitologica di una colonizzazione dell'Irlanda da parte di popolazioni celtiche che provenivano dalla costa nordatlantica della Spagna.

By Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga) (Own work)
[CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)],
via Wikimedia Commons
Secondo la leggenda Breogàn sarebbe stato un capo della tribù celtica dei Briganti, dal cui nome deriva quello della città di Brigantia oggi Betanzos sulla costa galiziana della Spagna sulla quale si erge un' antichissima torre faro di origine romana chiamata torre di Ercole, dalla cui cima, si narra nella leggenda, si poteva scorgere le verdi coste d'Irlanda, alla cui conquista sarebbe poi partito il guerriero Milesius.

Dal punto di vista genetico possiamo dire che la diffusione del marker R-P312 ricalca con estrema esattezza le aree di diffusione dei Celti in Europa, la subclade R-L21 è principalmente nord-atlantica ed include le isole britanniche mentre la subclade R-U152 è più centro-europea, italo-alpina.

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domenica 3 novembre 2013

Le origini europee dei faraoni d'Egitto: il DNA di Tutankhamon

Quando la società svizzera iGENEA ha fatto l'esame del DNA sulla mummia del faraone Tutankhamon e ne ha diffuso i risultati, forse in molti hanno pensato ad una bufala, o ad un errore. Tanto è radicato nella nostra mente l'immagine stereotipata della storia come l'abbiamo imparata dall'infanzia, ma questa scoperta scientifica di straordinario valore adesso mette in dubbio molte delle nostre certezze.

Tutankhamon nacque nel 1341 a.c., figlio del faraone Akhenaton e della sua consorte Nefertiti, Akhenaton precedentemente noto come Amenofi IV o Amenhotep IV è conosciuto anche come il faraone eretico in quanto abolì il culto politeistico istituendo il culto monoteistico del dio ATON, una divinità che contrariamente a tutte le altre non aveva una rappresentazione zoomorfa ma veniva rappresentata come un disco solare che emanava dei raggi che terminavano con delle mani.

Per dare più sostanza a questo profondo cambiamento il faraone della XVIII dinastia spostò la capitale dell'antico Egitto lontano da Tebe, costruendo sul medio corso del Nilo in una zona desertica una città nuova di zecca che fu chiamata Akhetaton che letteralmente significava "l'orizzonte di ATON" e che corrisponde all'odierna Al Amarnah. Dopo la caduta di Akhenaton, e la restaurazione del politeismo la città fu distrutta e la sua memoria cancellata dalla storia d'Egitto. Anche il nome di Tutankhamon in origine era differente, egli si chiamava infatti Tutankhaton, ma nelle convulse fasi successive alla caduta del monoteismo, ogni riferimento ad ATON doveva essere drasticamente rimosso, anche il nome del faraone doveva fare riferimento al più rassicurante dio Amon. Tutti i sacerdoti devoti ad ATON dovettero allora abbandonare il paese per stabilirsi ai confini più remoti del regno: la terra di Canaan. Questa è la storia che viene raccontata nella Bibbia e che noi conosciamo col nome di Esodo.

Dalla diaspora dei seguaci dell'atonismo sarebbe infatti nata la religione ebraica. Questo troverebbe dei riscontri in similitudini sia stilistiche che di contenuto che si possono trovare tra l'Inno al sole scritto sulla tomba del faraone Ay ed alcune parti della Bibbia come il Libro dei Salmi, ed il Libro dei Proverbi.

Il faraone Tutankhamon, morto prematuramente all'età di diciannove anni per una seria forma di malaria, apparteneva all'aplogruppo R1b1a2, SNP R-M269, è l'aplogruppo più diffuso in Europa occidentale e identifica le popolazioni che dopo l'ultima grande glaciazione hanno popolato l'Europa.

Nella tabella che segue ecco i valori dei primi 15 marker del suo cromosoma Y.


Sembrerebbe davvero che l'antico Egitto fosse in effetti governato da sovrani di origine ancestrale europea, il cui DNA era quindi assai differente dal resto della popolazione che amministravano. Oggi meno dell'1% degli egiziani è di aplogruppo R1b.

Fin troppo ovvio allora che se Tutankhamon era R-M269 allora erano dello stesso aplogruppo tutti i faraoni della XVIII dinastia che regnò sull'Egitto dal 1540 al 1299 a.c., il che troverebbe conferma anche da una rapida analisi di alcune mummie della dinastia come quella di Thutmosi IV, molto ben conservata, che presenta tratti del volto nordici e soprattutto i capelli rossi che sono un tratto peculiare per questo aplogruppo (vedi link). In effetti test diagnostici sono stati compiuti sul DNA della mummia di Amenhotep III, su una mummia sconosciuta ma che si suppone sia di Akhenaton, confermando che le tre mummie erano tra loro correlate da legami di parentela.

Faraoni XVIII dinastia (Aplogruppo R-M269)Periodo di regnoSposa
Ahmosi1540-1515Ahmes-Nefertari
Amenhotep I1515-1494Meritamon
Thutmosi I1494-1482Ahmose
Thutmosi II1482-1479Hatshepsut
Hatshepsut1479-1457
Thutmosi III1479-1425Hatshepsut Meritre
Amenhotep II1427-1393Tia
Thutmosi IV1394-1384Mutmuia
Amenhotep III1384-1346Tyi
Akhenaton1358-1340Nefertiti
Smenkhara1342-1340Meritato
Tutankhamon1340-1323Ankhesenamon
Ay1323-1319Tey
Horemheb1319-1299Mutnedjemet

E' possibile che il culto di ATON sia continuato anche lontano dall'Egitto, nella terra di Canaan, dove potrebbero essersi rifugiati i seguaci del cosiddetto faraone eretico dando origine al monoteismo. A suffragio di questa tesi vi è uno studio linguistico del 1922 sulla parola Adonai che in ebraico significa Signore e che mette in luce come questa parola non sarebbe di origine semitica ma proverrebbe dall'Egitto. Adonai = ATON-Ay e prenderebbe il nome dal sommo sacerdote Ay durante il regno di Akhenaton, che divenne anche faraone nel 1323 alla morte di Tutankhamon. Foneticamente le due parole corrispondono a parte la rotazione consonantica t > d che è abbastanza comune.

O forse furono gli Esseni detti anche Nazareni i più diretti discendenti dei sacerdoti di ATON che nel deserto di Qumran nei pressi del Mar Morto continuarono le pratiche di adorazione monoteistiche seguendo uno stile di vita votato alla castità e alla purificazione, alla stessa setta sembra essere appartenuto anche Gesù di Nazareth, di questa spiritualità mistica resta traccia nei Vangeli e nei suoi insegnamenti votati alla vita semplice ed al rifiuto delle vane glorie del mondo.

I capelli rossi sono un indizio genetico facilmente rintracciabile anche nell'antico testamento:
"Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due
gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio, e tutto
come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù." Genesi, 25,25
Ad un più attento esame del DNA di King Tut come viene amichevolmente chiamato nel progetto iGENEA, possiamo notare come il suo DNA corrisponda in maniera molto ravvicinata col cosiddetto SWAMH (Super Western Atlantic Modal Haplotype). Facendo il confronto tra il SWAMH e il DNA di King Tut ho calcolato una GD (Genetic Distance) pari a 7 confrontando 18 marker STR. Ammettendo che DYS426=12 e DYS388=12, essendo marker molto stabili e per DYS19=14 e DYS437=14 che nelle analisi hanno un raro (improbabile) doppio picco, probabilmente dovuto a qualche forma di contaminazione.

L'AMH (Atlantic Modal Haplotype) è un aplotipo modale cioè una firma genetica media all'interno di uno specifico aplogruppo. Questo modale è stato sviluppato dalla società texana FTDNA allo scopo di capire quale fosse il modale più diffuso nell'Europa occidentale, si chiama così perchè è particolarmente concentrato nella fascia atlantica dell'Europa nord-occidentale, partendo dalla costa nordatlantica della penisola iberica, passando per le isole britanniche per arrivare nello Jutland e in Scandinavia. E' l'impronta genetica tipica dell'aplogruppo R1b1a2 R-M269 ed è caratteristica di alcune subcladi come la L21. Confrontando il modale dei partecipanti al progetto L21+ di FTDNA con quello di King Tut la GD si abbassa a 6.

Occorre anche considerare che la GD più alta = 2 è per il DYS439, che è un marker che cambia molto velocemente attraverso le generazioni soprattutto confrontando un campione di un soggetto che visse più di tremila anni fa.

Una GD = 5 o 6 confrontando 25 marker STR Y-DNA, significa che i due soggetti presi in esame non sono parenti in senso genealogico (1-15 generazioni), ma che molto probabilmente condividono un comune ancestore nel lungo periodo che possono essere anche alcune migliaia di anni. Una GD = 2 significa che i due soggetti sono imparentati soprattutto se condividono lo stesso cognome.

E quindi a questo punto è lecito concludere che King Tut appartenesse all'aplogruppo R-L21 da taluni ritenuto la linea genetica patriarcale della tribù di Giuda e della stirpe di David.

Testa di legno ricoperta di foglia d'oro, occhi
in lapislazzuli - Epoca pre dinastica 3700 a.C.

Comunque la si pensi, cosa ci faceva questo aplotipo nell'antico Egitto della XVIII dinastia? Esiste un collegamento con il druidismo fiorito in Britannia e Gallia? Anche i druidi erano organizzati comune una casta sacerdotale esoterica dedita al culto del sole (Stonhenge).


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