domenica 26 gennaio 2014

Etimologia della parola "razza"

Come abbiamo già visto in un precedente post sul significato della parola longobarda walapauz che vi consiglio di andare a vedere, oggi vediamo l'etimologia della parola "razza".

La percezione della diversità presso i popoli germanici era prima di tutto basata sulla diversità linguistica piuttosto che etnica, i germani si riconoscevano come confederazione di popoli in quanto parlavano dei dialetti più o meno intellegibili. Di questo aspetto resta una traccia linguistica anche nella lingua italiana, la parola razza deriva infatti dalla parola gotica razda = lingua (Gutiska razda = lingua gotica).

Questa parola gotica è rimasta anche in altre lingue, nell'inglese race probabilmente di origine vichinga dall'antico norvegese (Old Norse) ras, nelle lingue dei paesi baltici, lituano rasè, lettone rase, estone rass, resta anche nello spagnolo raza e nel portoghese raça, lingue in cui è stato molto forte l'influsso linguistico derivato dai Goti.

Per razza i popoli germanici intendevano tutti coloro che parlavano la stessa lingua, ecco quindi che quando si vuole sottolineare una rinnovata empatia con l'interlocutore ancora oggi si dice: - "Adesso parliamo la stessa lingua".

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venerdì 24 gennaio 2014

Aplogruppo R1b e intolleranza al lattosio

Un interessante articolo pubblicato su eupedia.com mette in relazione la diffusione dell'aplogruppo R1b con lo sviluppo dell'allevamento e la diffusione genetica di un enzima che permette di metabolizzare il glucosio contenuto nel latte. Infatti come ben si evince dalla mappa, l'intolleranza al lattosio è assai diffusa in varie parti del mondo, tranne che nelle aree di maggior diffusione dell'aplogruppo R1b, vediamo il perché.

Mappa globale della diffusione % dell'intolleranza al lattosio


Tutti i mammiferi producono nell'infanzia una proteina chiamata lattasi che permette loro di digerire il latte durante il periodo dell'allattamento. Generalmente con la crescita l'organismo smette di produrre questo enzima, generando quella che noi chiamiamo intolleranza al lattosio. Alcune persone però hanno nel loro DNA una mutazione genetica che gli permette di produrre questo enzima anche nell'età adulta, questa caratteristica si chiama persistenza della lattasi ed è particolarmente diffusa nella popolazione dell'Europa nord-occidentale, con punte massime nella Scandinavia. 

A partire dal Neolitico gli R1b sono stati i primi uomini a dedicarsi con successo all'allevamento del bestiame, la cosiddetta persistenza della lattasi è legata ad un'evoluzione positiva della specie attraverso meccanismi di selezione dovuta all'alto consumo di prodotti caseari. Queste popolazioni, la cui sussistenza è stata basata per generazioni sull'allevamento, spesso erano costrette a spostarsi alla ricerca di nuovi pascoli per le loro mandrie, dando vita a grossi fenomeni migratori dalle steppe pontiche di origine verso l'Europa centrale.

La persistenza della lattasi in Italia ha un andamento che riflette le differenze genetiche nella popolazione, infatti questa è molto alta al nord dove è forte la presenza dell'R1b, mentre diventa bassa nel meridione dove la diffusione dell'R1b è minore, e di conseguenza aumenta la percentuale di intolleranza al lattosio.

La persistenza della lattasi è collegata al gene rs4988235 ed al gene rs182549, occorre una sola A nel gene rs4988235 oppure una sola T nel gene rs182549 per averla, altrimenti si è intolleranti al lattosio che come si diceva è la norma.

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martedì 21 gennaio 2014

DYS19=15 e rapida espansione di alcune linee genetiche ereditarie patriarcali

Ho trovato molto interessante una rilettura della Getica di Giordane, si tratta della storia delle origini del popolo dei Goti e delle sue migrazioni, dalla Scandinavia al Mar Nero e all'Europa occidentale. Lo storico di genealogia gotica sembra essere molto preciso nella descrizione dei luoghi: è molto importante ciò che racconta, ma forse più ancora è importante ciò che non racconta.

In primis notiamo che nell'opera, tra i popoli che abitavano la Scandza (Scania) non vi è menzione dei Longobardi o Winnili, a meno di considerare un'assonanza col popolo dei Vinovilith, ma vediamo cosa dice questo testo nel dettaglio.

"C'è una grande isola all'estremità dell'oceano del Nord che si chiama Scandza la cui forma ricorda quella di una foglia di ginepro i cui bordi sporgenti si assottigliano mano a mano che ci si allontana ...

... Nella parte più settentrionale di questa isola vive la razza degli Adogit, di cui si dice hanno estati con la luce del sole che non tramonta mai per quaranta giorni e quaranta notti e che allo stesso tempo hanno oscurità nella stagione invernale per lo stesso numero di giorni e di notti ...


... Tutti costoro vivono come animali selvaggi in rocce scavate che ricordano castelli, tra questi ci sono gli Ostrogoti, i Raumarici, gli Aeragnaricii, ed i gentili Finni, i più miti tra gli abitanti della Scandza, e come anche i Vinovilith ...

... Ora da questa isola di Scandza, come da un nugolo di razze, dipartirono i Goti guidati dal loro re: Berig"



Gotland: Mappa del cartografo Nicolai Doni del 1482, basata sui testi
del geografo greco Claudio Tolomeo del II sec. d.C.
Source: Project Gutenberg

Dal punto di vista genetico penso che in questo crogiuolo di razze originarie della Scandinavia la componente R1b fosse altissima, il marker Y-STR DYS19 è un marker il cui complesso comportamento genetico facilita la rapida espansione di alcune linee ereditarie rispetto ad altre attraverso dei meccanismi di selezione e duplicazione innescati dal cromosoma Y. Il valore STR DYS19=15 contraddistingue aree in cui l'aplogruppo R1b è nativo e molto concentrato oppure aree nelle quali vi è stato un effetto fondatore da parte di uno o più linee genealogiche patriarcali.

Analizzando i dati relativi all'aplogruppo R1b-U106 (Fonte FTDNA) possiamo rilevare che la percentuale di campioni che presentano un valore Y-STR DYS19=15 è in media del 5%, la tabella sottostante riporta invece le percentuali suddivise per paese.

R1b-U106 - % Y-STR DYS19=15
Quindi tale valore è massimo in quelle che vengono considerate le aree di origine dell'R1b-U106, che sono proprio quelle della Frisia storica, da cui prende anche il nome di frisian marker.

Prendendo invece in considerazione l'aplogruppo R1b-L21, il 7% del campione totale analizzato ha questo particolare valore. La tesi potrebbe essere che fossero proprio i Goti/Visigoti con i loro rapidi spostamenti per l'Europa ad avere avuto un effetto fondatore per l'aplogruppo, in Francia, Spagna e Italia ben prima dell'affermarsi di altre ondate migratorie dalla Scandinavia come quella dei Vichinghi. Nel grafico sottostante si nota come nella penisola iberica ed in Italia, la Lituania è rappresentata con un campione di soli 4 soggetti, ci potrebbe essere stato un effetto fondatore.

R1b-L21 - % Y-STR DYS19=15
Nella successiva tabella viene considerata la firma genetica vichinga/normanna YCAII=19,23 ed il valore di DYS19 =15 o 16 per determinare dove potrebbe essere stato maggiore l'effetto fondatore. Si noti come in Italia ed in Lituania, dove l'R1b-L21 è piuttosto raro, questa firma genetica dimostrerebbe un effetto di colonizzazione, in pratica l'aplogruppo è più antico, mentre nelle isole britanniche dove l'R1b-L21 è l'aplogruppo più diffuso, le forme più antiche sono in percentuale più basse.

R1b-L21 - % DYS19=15/16, YCAII=19,23 (Old Norse)

Cosa accomuna colonizzazioni in Italia, Lituania e Penisola iberica con firme genetiche riferibili alla Scandinavia? Le antiche stirpi dei Goti e dei Longobardi.

Fonti: "Genomic complexity of the Y-STR DYS19: inversions, deletions and founder lineages carrying duplications" - Patricia Balaresque and Emma J. Parkin Department of Genetics, University of Leicester, University Road, Leicester LE1 7RH, UK


I grafici sono realizzati aggregando dati ricavati da FTDNA.

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sabato 18 gennaio 2014

Introduzione alla genealogia genetica

Per genealogia genetica si intende quella nuova branca della genealogia che sfrutta per i suoi studi le tecnologie offerte dalla scienza genetica. In questa disciplina viene comparato il DNA ricavato dalle ossa di resti umani anche molto antichi con quello di persone viventi per capire le origini ancestrali del soggetto. In questo modo è stato possibile ricavare delle mappe molto realistiche dell'evoluzione dell'uomo sulla terra. Talvolta queste scoperte hanno clamorosamente sconfessato molte certezze storiche.

Gli studi sul genoma dell'uomo di Neandertal hanno per esempio dimostrato scientificamente che negli attuali abitanti dell'Eurasia è presente in misura minore o maggiore una quota percentuale di DNA neandertaliano dovuta ad un processo di ibridazione tra le due specie avvenuto in migliaia di anni. Questa caratteristica non è stata invece rinvenuti negli abitanti dell'Africa, che è la terra di origine dell'Homo Sapiens. Un grande impulso a queste ricerche è stato dato dal Genographic Project che ha visto National Geographic ed IBM tra i suoi promotori, raccogliendo circa 200.000 campioni.


Il cromosoma del nostro corredo genetico che viene preso in considerazione è l'Y. Questo cromosoma ha la peculiarità di essere l'unico cromosoma del genoma umano che rimane sempre uguale seguendo la linea ancestrale paterna. Per questo motivo viene chiamato cromosoma fotocopia ed è quello che permette di tracciare a ritroso le proprie origini ancestrali con una certezza assoluta. Ovviamente il test del cromosoma Y è possibile solo per gli uomini, per le donne è possibile tracciare la linea matriarcale attraverso il test dell'mtDNA.

Attraverso lo studio dell Y-DNA del faraone Tutankhamon è stato possibile scoprire che i faraoni della XVIII dinastia erano di origine europea, aplogruppo R1b1a2 (R1b-M269) lo stesso dello Zar Nicola II Romanov, questi faraoni avevano i capelli rossi ed in base agli esami del loro DNA è stato provato che praticassero l'incesto. Napoleone I e Napoleone III non erano imparentati tra loro in quanto appartenevano a due aplogruppi differenti. Adolf Hitler, cancelliere tedesco tra il 1933 ed il 1945, non era di origini germaniche ma di aplogruppo E1b1b1 (E-M35), un aplogruppo che ha avuto la sua origine in Africa Orientale 22.400 anni fa, lo stesso di Albert Einstein.

Come si può vedere questi risultati sono in effetti sorprendenti. Questi studi sono stati compiuti estraendo con tecnologie molto sofisticate il DNA dall'interno del midollo osseo, che è stato successivamente analizzato eliminando qualsiasi contaminazione estranea. Per noi la cosa è assai più semplice basta semplicemente far analizzare un campione della nostra saliva ad uno dei molti laboratori che offrono questo servizio. Generalmente l'ordine si effettua attraverso il portale web del laboratorio scelto, pagando mediante carta di credito. Queste aziende propongono tutta una serie di test più o meno approfonditi legati al numero di STR che vengono presi in considerazione, ovviamente il costo aumenta in base al numero dei marker.

Attualmente l'azienda texana FTDNA propone test Y-DNA dai 59 dollari per il 12 marker ai 359 per il 111 marker, sono possibili anche step intermedi a 37 e 67 marker, il mio consiglio è di scegliere per uno di questi ultimi due che sono un giusto compromesso. Più il test è approfondito, più sono le possibilità di centrare il proprio aplogruppo. Ovviamente è possibile ordinare successivamente l'upgrade del test.

Una volta ricevuti i vostri i campioni, dopo una sessantina di giorni, il laboratorio pubblicherà le informazioni che saranno accessibili in modo sicuro attraverso il loro sito internet. Ovviamente la genetica non risolve tutto, è infatti molto importante reperire per via tradizionale le informazioni che riguardano il vostro più lontano ancestore conosciuto sulla linea paterna ed il suo luogo d'origine. Dall'intersezione di queste informazioni con quelle delle altre persone presenti nella banca dati dell'azienda, FTDNA raccoglie un database di oltre 650.000 record, sarà possibile farsi un'idea abbastanza chiara delle proprie origini ancestrali.

Il test del genoma umano è un processo altamente sofisticato che necessita di strumenti tecnologici all'avanguardia. Qui l'industria mette a disposizione della ricerca scientifica strumenti sempre più performanti: è il caso di ILLUMINA, azienda specializzata del settore, i cui prodotti più avanzati permettono di sequenziare completamente il genoma di sedici persone in soli tre giorni ad una velocità dieci volte superiore rispetto ai precedenti modelli.




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venerdì 17 gennaio 2014

Parole longobarde: la fauna

agazza
Come abbiamo visto in alcuni post precedenti molte sono le parole relative alla fauna derivate dal longobardo a sottintendere il forte legame che univa questo popolo con l'ambiente naturale che li circondava.
Alcuni di questi animali rivestivano anche un significato nelle credenze religiose popolari. Questo è per esempio il caso della gazza (Pica pica), il cui etimo deriva dal longobardo agaza, agazza (germanico agatjo, agatjon). Per i Longobardi, come per gli altri popoli germanici, la gazza era considerata il messaggero degli dei, generalmente portatrice di sventura: vedere una gazza vicino ad una finestra era presagio di morte.
La gazza è un'animale spesso presente anche in araldica, in particolare in quella ungherese.

Anche il nome della Taccola (Coloeus monedula) deriva dal longobardo dalla parola Tahalla, si tratta di un corvide ampiamente diffuso in Eurasia e Africa settentrionale.

Un altro animale, il cui nome deriva dal longobardo è la martora (Martes Pinel) il cui nome deriva dal germanico marten. 


uuorf
Il lupo (Canis lupus) per i Longobardi era un animale ritenuto particolarmente nobile, la parola longobarda per lupo era uuorf (tedesco moderno e inglese moderno: wolf). Nella mitologia nordica il lupo è molto presente. Fenrir il lupo gigantesco figlio del dio Loki; Gere e Freki sono i lupi inseparabili compagni di Odino; Hati, il cui nome significa pieno di odio, insegue sempre la luna, e quando accadeva un eclisse significava che Hati l'aveva raggiunta e la stava divorando; al contrario il lupo Sköll, il cui nome significa inganno) inseguiva sempre il sole.

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lunedì 13 gennaio 2014

Che fine hanno fatto i Goti? Parte 1, le origini

Scarse sono le testimonianze sui Goti dopo la fine della guerra gotica che funestò la penisola italiana verso la metà del VI secolo (535-553), scarse sono le notizie di questo popolo dopo l'invasione dei Longobardi che contro i Goti avevano combattuto come mercenari al soldo dei Bizantini del generale Narsete. Nell'anno 552 5500 soldati longobardi parteciparono alla definitiva sconfitta di Totila presso Tagina (Gualdo Tadino). Dopo la sconfitta e la morte dell'ultimo re Teia ai Monti Lattari, l'ultima resistenza ostrogota in Italia settentrionale fu nella rivolta di Verona e Brescia condotta dal conte Windin nel 561/562 (Paolo Diacono). Sappiamo però che furono proprio i Goti, ormai mercenari nelle guarnigioni bizantine,  ad aprire le porte delle città dell'Italia settentrionale alle avanzanti schiere di Alboino, ma poi le cronache sono assai scarse di notizie, ed i Goti scompaiono dalla storia italiana, possiamo pensare che vista l'affinità con i Longobardi, entrambe le popolazioni erano originarie della Scandinavia, i Goti potrebbero essersi integrati nella società longobarda, magari nella casta degli arimanni (guerrieri), scomparendo così dalle cronache. Probabilmente occupando ruoli subalterni rispetto ai nuovi conquistatori, i quali potrebbero aver utilizzato a loro vantaggio le conoscenze che i Goti avevano della penisola, maturate durante il regno Ostrogoto d'Italia (493-553), che vede il principale artefice in Teodorico (Thiudareiks) il Grande.

Ma chi erano i Goti? Plinio il Vecchio li chiama Gutones, Tacito Gothones e li pone ad occupare una vasta area corrispondente all'attuale Polonia settentrionale dalla foce della Vistola (area di colore blu nella cartina accanto) fino alla Lituania che prende il nome di Pomerania e comprende le città di Stettino (Stettin) e Danzica (Danzig). Come abbiamo già accennato in un post sulle origini scandinave dei Longobardi, la mitologia norrena, la Gutasaga, vuole che i Goti fossero originari dell'isola svedese di Gotland nel Baltico meridionale. Successivamente, condotti dal loro re Berig, i Goti si trasferirono sulle coste meridionali del Mar Baltico.
L'origine baltica torna col geografo Claudio Tolomeo (100-175), questi enumerando i popoli tra la foce della Vistola e la Finlandia, pone i Goti a sud dei Venedi, un'antica popolazione slava originaria di Ventspils (Vindau) in Lettonia, quindi nell'attuale Lituania.
Lo storico gotico Giordane, nel VI secolo chiama questa prima terra di stanziamento dei Goti sul continente Gothiscandza. Recenti studi genetici hanno messo in relazione il DNA ricavato dalle ossa di resti di antiche sepolture ritrovate nell'isola di Gotland con gli attuali abitanti della Finlandia meridionale.

I Goti chiamavano sé stessi Gut-þiuda (popolo dei Goti) o Gutans nella loro lingua oggi purtroppo estinta; nel norvegese antico il loro nome era Gutar o Gotar; Goten nella lingua dei Germani. Successivamente si divisero in due formazioni: Visigoti (Goti dell'Ovest) e Ostrogoti (Goti dell'Est) e rivestirono un importante ruolo nella dissoluzione e nella caduta dell'impero romano d'occidente. E' possibile che questo nome derivi dal nome con cui i Goti chiamavano Dio cioé guþ, anche nella lingua longobarda il nome per Odino è Godan (Paolo Diacono: Historia Langobardorum), quindi i Goti sarebbero etimologicamente il popolo di Dio. 

Ma allora qual'è l'eredità genetica dei Goti e qual'è il loro aplogruppo prevalente. Mentre per i Longobardi, tutti concordano che l'aplogruppo prevalente è il germanico R1b-U106, per i Goti credo che la questione sia diversa, si tratta infatti di un gruppo etnico germanico-orientale di origine baltico-scandinava non facile da centrare.

Anche se non fosse veritiera l'origine mitica dei Goti dall'isola di Gotland, è possibile in effetti che questi fossero discendenti delle prime ondate migratorie di cacciatori/raccoglitori che arrivarono in Europa dall'Asia raggiungendo la Finlandia e le coste meridionali del Baltico durante il Mesolitico circa 12.000 anni fa. L'area del Baltico riveste una particolare importanza nella diffusione di alcuni aplogruppi, in particolare l'R1b-L21 di cui abbiamo già parlato in un precedente post sull'eredità genetica dei Normanni in Italia. Questa subclade dell'R1b-M269 è infatti presente in Scandinavia ed in Norvegia nelle sue firme genetiche più antiche. Questa presenza è stata giustificata dagli studiosi più accreditati di genetica delle popolazione con l'apporto di schiavi di origine gaelica riportati dai Vichinghi (Norsemen) dalle loro scorrerie nelle isole britanniche, nelle loro terre d origine, tra i fiordi della Norvegia. Se ciò fosse vero in Norvegia noi avremmo grande diffusione della subclade R1b-M222 che è la più diffusa in Irlanda ed è anche molto recente, invece è raro imbattersi in questa subclade. Non è detto che l'origine di un aplogruppo sia dove oggi questo è più diffuso, anzi io credo proprio l'opposto.

Ormai vi sarete resi conto che ho il pallino dell'origine etnica dei cognomi. Il cognome Goti è toscano e principalmente diffuso nell'aretino, nel pratese e nel fiorentino. La Toscana, ed in particolare la valle dell'Arno era zona di guerra e di confine con l'Esarcato di Ravenna, è possibile che i Goti, stirpe guerriera, fossero impiegati dai Longobardi come mercenari contro i Bizantini.

Dell'eredità gotica restano anche tracce nella toponomastica, per esempio il nome della borgata Godo presso Gemona del Friuli è possibile che derivi da un antico insediamento gotico.

Nelle Canarie ancora oggi si intendono per "Godos" gli abitanti della penisola iberica, lo stesso termine veniva usato dagli indipendentisti nella guerra d'indipendenza ispano-americana (1810-1833) per indicare i coloni spagnoli ed i loro alleati creoli. Anche i Franchi chiamavano Gotia l'attuale Spagna. Si tratta di un'eredità culturale dovuta al popolo dei Visigoti che nel V secolo si stanziarono nella penisola iberica.

Leggi anche:

Che fine hanno fatto i Goti? (Parte 2, la toponomastica)
Che fine hanno fatto i Goti? (Parte 3, l'onomastica)


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martedì 7 gennaio 2014

Osiride "il bel dio dell'occidente"

In un precedente post ho parlato delle recenti scoperte scientifiche relative al DNA dei faraoni d'Egitto che mettono in luce come almeno gli appartenenti alla XVIII dinastia appartenessero all'aplogruppo Y-DNA R-M269, un aplogruppo che ha oggi la sua massima diffusione in Europa occidentale.

Di questo retaggio resta traccia nella religione degli antichi egizi nel culto del dio Osiride, chiamato anche "il bel dio dell'occidente", signore dei morti e protettore della vegetazione. Il mito di Osiride, probabilmente fa riferimento ad una persona realmente esistita e probabilmente deceduta per morte violenta. Dalla storia dei faraoni emerge anche come essi appartenessero ad una ristrettissima cerchia e fossero costretti per mantenere la purezza della propria stirpe ad incrociarsi tra di loro. Lo stesso faraone Tutankhamon sarebbe stato frutto di un rapporto incestuoso tra un fratello e una sorella entrambi figli di Amenophis III e della sua prima moglie. A questo potrebbe essere legata la debole costituzione che fu fatale al faraone adolescente.

Il concetto di stirpe pervade tutta la storia dei faraoni. Si pensi ai complessi rituali di imbalsamazione che venivano fatti allorquando un faraone moriva, la preparazione per la vita eterna ricalcava il mito del progenitore Osiride. Secondo la leggenda Osiride fu fatto a pezzi dal crudele fratello Seth. Iside sorella e sposa di Osiride andò ai quattro angoli dell'Egitto per ritrovarne le parti e poter ricomporre le spoglie dell'amato fratello, in questo fu aiutata dal figlio Horus che perse un occhio.

Mummia di Hatshepsut
Museo del Cairo
Alla morte di Tuthmosis II, colui che diventerà uno dei più grandi faraoni d'Egitto Tuthmosis III è ancora poco più di un bambino, troppo giovane per salire sul trono d'Egitto, al suo posto regnerà per un lungo periodo (1479-1458 a.c.) Hatshepsut figlia di Tuthmosis I e sorellastra di Tuthmosis II. La sua mummia fu ritrovata dall'archeologo Howard Carter nella sua campagna di scavi della primavera del 1903 in una tomba catalogata con la sigla KV60, ma non essendo una tomba reale, alle spoglie non fu data una grande importanza. Solo recentemente è stata ritrovata la sua mummia, come si può notare dalla foto, la donna aveva una peculiarità genetica molto rara, aveva i capelli rossi il che conferma le sue origini ancestrali e l'appartenenza della stirpe dei faraoni della XVIII dinastia all'aplogruppo R-M269.

Il gene dei capelli rossi è infatti un tratto peculiare per questo aplogruppo, vedi post.

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sabato 4 gennaio 2014

Die Völkerwanderung

Il Museo di storia tedesca di Berlino è una tappa imperdibile in una visita alla capitale tedesca. In primo luogo perché si tratta di un bellissimo esempio di arte museale, il perfetto allestimento rende la visita al museo una vera e propria esperienza culturale alla scoperta delle radici culturali d'Europa. All'ingresso del museo la prima cosa che si incontra è questa simulazione al computer diacronica di quelle che noi chiamiamo in italiano "invasioni barbariche" ma che in tedesco si chiama Völkerwanderung, cioé le migrazioni dei popoli, ovvero quel complesso fenomeno per cui in un dato momento storico coincidente con le ultime fasi e la caduta dell'impero romano d'occidente, per motivi demografici e per la pressione sempre maggiore esercitata dalle spinte espansionistiche dei popoli asiatici, i germani cominciarono a migrare dal nord del paese verso occidente, le isole britanniche, la penisola iberica, l'Italia ed il bacino del mediterraneo. Questa fase storica durò molti secoli e terminò con l'incoronazione di Carlo Magno nell'800 e la successiva costituzione del Sacro Romano Impero nel 962 ad opera di Ottone di Sassonia.



Il Deutsches Historisches Museum è situato all'interno di un bellissimo edificio barocco chiamato Zeughaus (armeria) costruito da Federico I di Prussia su Unter den Linden nei pressi del quartiere Mitte. La modernissima espansione del museo è stata progettata dall'architetto.cinese Pei.

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