domenica 30 novembre 2014

Debunking italian language: etimologia di citta, citto e zito

Perdonate il titolo in inglese ma non ho saputo resistere alla tentazione di usarlo perché nella lingua italiana non esiste un termine che renda allo stesso modo, è anche un omaggio a tutti i lettori che da tante parti del mondo seguono i miei post grazie allo strumento di traduzione automatica di Google. Al di là dei facili conformismi, la lingua italiana presenta dal punto di vista etimologico non pochi misteri che non possono essere spiegati con le sue origini latine. Se ne erano già accorti il Bembo ed il Varchi quando cominciarono a studiare l'origine di molte parole, è questo il caso del lemma toscano oggetto di questo post.

Ancora oggi in molte parti della Toscana ed in particolare nell'aretino e nel senese si usa la parola citto, citta, cittino, cittina per dire ragazzo/ragazza ma anche fidanzato/fidanzata, l'origine di questo lemma è nel gotico kilþō che significa proprio bambino, inkilþō significa invece donna in gravidanza da cui il termine italiano incinta. La parola potrebbe essere arrivata in Toscana portata dagli stessi Goti, ma anche dai Longobardi, in antico inglese la lingua che parlavano gli Angli un'altra popolazione germanica che coi Sassoni era molto affine ai Longobardi in quando erano tutte stanziate più o meno nelle stesse aree della Germania settentrionale, fanciullo si diceva cild da cui deriva anche l'inglese child. Questa parola però non si usa nelle province settentrionali della Toscana, se fosse di origine gotica starebbe a significare lo stanziamento degli ultimi Ostrogoti in Italia nelle aree più difficili della Langobardia maior nella Toscana meridionale in corrispondenza del confine con i Bizantini.

Nell'opera di Jacopone da Todi, uno dei più grandi poeti del medioevo italiano, abbiamo il riscontro di moltissime di queste oscure voci in una tavola inclusa in un commentario del Padre Giovanni Battista Modio "I Cantici del beato Iacopone da Todi, con diligenza ristampati, con la gionta di alcuni discorsi sopra di essi. Et con la vita sua nuovamente posta in luce". Tra questi figurano molti longobardismi alcuni anche inediti come ordo (difficile da hard), salauoso (sporco da salo), sauoro (saporito da saur), laido e laideza (brutto e bruttezza da leido) e appunto zita, da cui è derivato l'italiano zitella o zittella, ma anche zito al sud che significa appunto scapolo da cui deriva l'omonimo cognome Zito assai diffuso in tutte le regioni meridionali d'Italia.

Se è vero che la lingua italiana è una porta chiusa (longobardo lūhhan → italiano lucchetto) allora è altrettanto vero che lingue ormai scomparse o moribonde come l'antico sassone e l'antico inglese la lingua parlata dall'antico popolo degli Angli sono talvolta la chiave per aprire quella serratura.

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mercoledì 26 novembre 2014

Genealogia genetica: tutti i test genetici sul DNA

Anche quest'anno avvicinandoci al periodo natalizio è tempo di saldi per le aziende che si occupano di test genetici sul DNA, vale quindi la pena ricapitolare quali sono i principali test che si possono acquistare e come orientarsi nella scelta.

DNA autosomale: Il test degli autosomi, 22 coppie di cromosomi ereditati da entrambi i propri genitori, è il test più economico che si può acquistare, si tratta di un prodotto entry-level molto potente che permette di avvicinarsi al mondo della genealogia genetica. FTDNA azienda leader del settore ha il suo prodotto Family Finder che con un prezzo di 89 dollari permette di avere un'idea della propria origine geografica ancestrale, il proprio DNA comprendente sia la linea paterna che quella materna viene confrontato con il DNA campione di un certo numero di gruppi etnici in tutto il mondo individuando le maggiori percentuali di appartenenza. Attraverso questo test è anche possibile ritrovare propri congiunti entro le ultime 5 generazioni o verificare la propria discendenza genetica.
Altre aziende che offrono questo tipo di test sono 23andMe e AncestryDNA.

Test del cromosoma Y: contrariamente al test autosomale che coinvolge tutti i cromosomi del proprio genoma il test del cromosoma Y riguarda una complessa analisi del solo cromosoma Y. Questo test può essere fatto solo dagli individui di sesso maschile in quanto il cromosoma Y viene passato di padre in figlio solo attraverso la linea paterna e sempre identico, per questa sua peculiarità unica nel genoma umano viene anche definito "cromosoma fotocopia". Questi test di cui si può scegliere il livello di accuratezza a 37, 67 o 111 marker sono abbastanza costosi ma permettono di indagare le proprie origini ancestrali paterne e attraverso il confronto con una enorme banca dati il percorso delle migrazioni dei propri ancestori nel mondo e trovare il proprio collegamento con la storia.

Test del mitocondrio mtDNA: questo test permette invece di indagare la propria linea ancestrale materna attraversi il test di una particolare parte del proprio DNA che si chiama mitocondrio,  può essere fatto sia dagli uomini che dalle donne. Anche questo test permette attraverso il confronto con banche dati esistenti di ritracciare all'indietro la storia dei propri ancestori ed i loro percorsi migratori attraverso il mondo, da Eva ai nostri giorni.

Per maggiori informazioni sulla genealogia genetica è possibile consultare il sito genealogiagenetica.it

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sabato 22 novembre 2014

9.9.9 la battaglia nella foresta di Teutoburgo spartiacque dei destini d'Europa

999 non è solo un numero ma rappresenta la data in cui i destini dell'Europa hanno preso due strade differenti destinate ad avere grandi ripercussioni culturali, sociali e politiche che costituirono quello spartiacque tra la parte settentrionale del nostro continente di lingua e cultura germanica e la parte meridionale di cultura latina. Conseguenze che sono ancora oggi evidenti nell'attuale crisi dell'Unione Europea che vede allargarsi il fossato tra queste due distinte aree culturali della vecchia Europa.

Il 9 settembre dell'anno 9 d.C. dopo aver passato l'estate nel campo estivo oltre il fiume Weser, tre legioni romane sotto la guida di Publio Quintilio Varo mentre stavano facendo ritorno per svernare sul Reno furono attaccate da una confederazione di tribù germaniche comandate da Arminio della tribù dei Cherusci nella foresta di Teutoburgo presso l'odierna Kalkriese (Bassa Sassonia), e nel corso di una cruentissima battaglia durata tre giorni, furono annientate sul campo.

Si trattava della della Legio XVII Classica, della Legio XVIII Lybica e della Legio XIX Paterna, due delle quali erano state fondate da Giulio Cesare, appresa la notizia lo sgomento a Roma fu grande, si narra che l'ormai vecchio imperatore Augusto vagasse affranto per il suo palazzo picchiando la testa contro il muro urlando "Varo, ridammi le mie legioni!"

Una testimonianza successiva alla battaglia ci arriva dallo storico romano Tacito che negli Annales scrive:
« ...nel mezzo del campo biancheggiavano le ossa ammucchiate e disperse... sparsi intorno... frammenti di armi e carcasse di cavalli e teschi conficcati sui tronchi degli alberi. Nei vicini boschi sacri si vedevano altari su cui i Germani avevano sacrificato i tribuni ed i centurioni di grado più elevato. I superstiti di quella disfatta, sfuggiti alla battaglia od alla prigionia, ricordavano che qui erano caduti i legati e là erano state strappate le Aquile; e mostravano dove Varo ricevette la prima ferita e dove si colpì a morte, suicidandosi; mostravano il rialzo da dove Arminio aveva parlato ai suoi, i numerosi patiboli preparati per i prigionieri, le fosse scavate e con quanta tracotanza Arminio avesse schernito le insegne e le Aquile imperiali... »
La responsabilità di questa sconfitta sta nel comportamento di Varo, più un burocrate che un condottiero, già governatore della Siria che arrivato in Germania pretendeva di applicare le stessi leggi e modi contro i già riottosi Germani che, seppur tra loro divisi e sempre in guerra gli uni contro gli altri, trovarono nella ribellione alla insopportabile tassazione imposta dai Romani l'occasione di unirsi per scacciare l'invasore.

Non è certo se i Longobardi fossero tra le tribù che parteciparono alla battaglia di Teutoburgo, sicuramente non da subito, i Longobardi avevano avuto già modo di assaggiare per la prima volta il ferro romano rimediando una sonora sconfitta nella prima campagna militare di Tiberio oltre il Weser del 5 d.C. nella quale furono coinvolte e sottomesse anche le tribù germaniche dell'Elba, tra cui i Longobardi, come scrive lo storico romano Velleio Patercolo nella Historiae Romanae:
« ...Furono vinti i Longobardi, popolo addirittura più feroce della ferocia germanica. Da ultimo [...] l'esercito romano con le insegne fu condotto fino a quattrocento miglia dal Reno, fino al fiume Elba, che scorre tra le terre dei Semnoni e degli Ermunduri... »
Probabilmente quando la notizia che i romani erano stati attaccati ed erano in difficoltà si diffuse anche alle altre tribù dell'Elba, i Longobardi col senso di opportunismo che sempre caratterizzava questa tribù esigua nel numero, si unirono alla battaglia il terzo giorno, quando i romani ormai sfiancati dalle continue imboscate e dalle pessime condizioni meteorologiche che impedivano alle legioni di manovrare furono massacrati in campo aperto.

Nei secoli che seguirono i Romani consolidarono il saliente sul Reno e solo sporadicamente si avventurarono oltre il Weser, una spedizione punitiva fu organizzata nel 15 d.C.sotto la guida di Germanico per ritornare sui luoghi della sconfitta più grande dai tempi di Canne, anche per cercare di ritrovare le tre aquile emblema delle legioni, non è chiaro se siano state trovate, in alcune fonti si dice che ne fu trovata una, secondo altri ne furono trovate due, certamente non tutte, fatto sta che almeno un'aquila restò in Germania, per tramandare ai posteri l'idea che l'impero ancorché arrogante e corrotto potesse essere battuto, un sicuro viatico per le future invasioni che portarono alla caduta dell'impero romano d'occidente nel V secolo.

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mercoledì 19 novembre 2014

Bestiario longobardo: la Viverna

Bandiera del Wessex: una Viverna oro in campo rosso
Per l'attento osservatore che ami girovagare per la campagna toscana in cerca di antiche pievi romaniche e antichi tesori nascosti di cui questa è ricchissima, non è raro imbattersi in oscure creature risalenti al magnifico periodo dell'alto medioevo alcune di queste di non facile classificazione anche per i più appassionati del genere fantasy. Tra questi un ruolo di primo piano è occupato dalla viverna italianizzazione dell'inglese Wyvern che a sua volta deriva dall'antico sassone Wivere probabilmente derivato dal latino Viper. Antica è la sua origine legata alla mitologia germanica, era senz'altro importante per i Sassoni che ne fecero l'emblema della bandiera del Wessex, ma l'abbondanza con cui ci imbattiamo in questo strano animale con la testa di cane, il corpo di serpente e gli artigli dell'aquila in Toscana lascia pensare che anche i Longobardi gli fossero particolarmente legati.

Troviamo due viverne scolpite su un'architrave posta su una facciata della Chiesa di Santa Maria e San Rocco a Pitigliano, probabile vestigia di un precedente manufatto architettonico, Una viverna è abbozzata su una delle pietre d'angolo della chiesetta di San Bartolomeo a Montefollonico, Due viverne sono scolpite ai lati dell'architrave del portone d'ingresso della Pieve di Corsignano presso Pienza.

Figura zoomorfa, viverna (wivere)
A sancire il legame con il mondo anglosassone spesso incontriamo delle viverne nelle chiese della contea dello Herefordshire nel sud-ovest dell'Inghilterra, come nell splendido portale della chiesetta di Kilpeck, in quella di St. Michaels a Garway, da notare come le viverne sono spesso poste in prossimità dell'ingresso principale dell'edificio o sull'architrave della porta.

Chiesetta di Kilpeck - Herefordshire - England
Le viverne furono anche usate in araldica: due viverne sono poste ai lati dello stemma di John Churchill primo Duca di Marlborough (1650-1722), nello stemma comunale della città di Terni e in quello della Generalitat Valenciana in Catalogna.

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sabato 8 novembre 2014

L'origine delle persone con gli occhi verdi e di altri tratti ereditati dai Neandertal

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima. In effetti recenti studi hanno dimostrato come il colore degli occhi possa essere messo in relazione con diversi fattori fisici come ad esempio col modo con cui percepiamo il dolore, ma anche con la nostra capacità di tollerare l’alcool e perfino con la nostra abilità in alcuni sport piuttosto che in altri.

Uno studio dell’Università di Pittsburgh ha dimostrato come le donne con gli occhi chiari abbiano sofferto meno durante il parto di quelle con gli occhi scuri avendo una soglia del dolore più alta, le donne con gli occhi chiari sono inoltre in grado di metabolizzare meglio l’alcool, ma tollerano meno le lenti a contatto. Queste differenze risiedono nei geni che abbiamo ereditato dai nostri ancestori.

Uno studioso dell’Università di Liverpool ha spiegato che il colore degli occhi è causato da un numero compreso tra 12 e 13 variazioni individuali in alcuni geni. Queste variazioni influenzano differenze in altri aspetti della nostra vita. Chi ha gli occhi scuri ha riflessi più pronti ed è portato per gli sport veloci. E chi ha gli occhi chiari? L’Università di Louisville ha scoperto che i riflessi più lenti delle persone con occhi chiari li aiutano nelle attività che richiedono più concentrazione e pianificazione favorendone la capacità di astrazione.

Mappa diffusione occhi verdi in Europa

Ma da dove provengono le due principali mutazioni genetiche in OCA2 e HERC2 che provocano gli occhi chiari? Bene sembra che questa caratteristica provenga dall'ibridazione tra Sapiens e Neandertal. Infatti contrariamente a quanto ritenuto fino ad adesso i Neandertal non erano affatto grossi scimmioni pelosi, ma avevano alcuni tratti che hanno inciso nell'evoluzione degli europei. Non soltanto gli occhi chiari ma anche il colore della pelle ed i capelli rossi, Tratti che sono statisticamente più frequenti in persone di origine ancestrale celto-germanica (16%) e caratteristica degli aplogruppi Y-DNA R1b ed R1a legati alle migrazioni indo-europee in Europa.

Dunque gli occhi chiari non sono l'unico tratto che gli europei hanno mutuato dai Neandertal, vediamo di seguito altre caratteristiche peculiari dovute a questa ibridazione:
  • Protuberanza osso occipitale: se vi toccate dietro al capo e sentite una piccola protuberanza ossea simile ad una noce, bene nel vostro DNA è presente una quota geni Neandertal che può variare fino al 4%.
  • Cranio elongato: da alcune antiche popolazioni come quella dei Goti un cranio particolarmente allungato era considerato un fattore di nobile discendenza, tanto da provocarlo artificialmente fasciando la testa degli infanti con strette bende. Il volume della scatola cranica dei Neandertal era superiore a quello dei Sapiens.
  • Fronte sporgente.
  • Distanza interpupillare: i Neandertal erano dotati di un campo visivo più ampio rispetto ai Sapiens ovvero di una distanza interpupillare (IPD) maggiore, tale caratteristica (ipertelorismo oculare) influenza anche l'attaccatura dei capelli sulla fronte provocando il cosiddetto picco della vedova.
  • Spazio vuoto dietro il dente del giudizio.
  • Differente posizione e grandezza del foro mentale (sulla madibola): utile per garantire un migliore afflusso del sangue alla mandibola, per meglio sopportare il clima freddo.
  • Rutilismo: lentiggini, capelli rossi, gli occhi verdi sono provocati dall'interazione del gene OCA2 col gene dei capelli rossi, sono molto rari negli uomini.
  • Polpastrelli larghi: per esempio il pollice misura più di 1,5 cm.
  • Dita raggrinzite in acqua: Se dopo che siete stati in acqua, anche poco tempo, avete la pelle delle dita delle mani e dei piedi raggrinzite avete un tratto genetico sviluppato per migliorare la presa e l'equilibrio in ambienti molto umidi.
  • Pigmenti gialli negli occhi, migliora la vista nella foschia o nebbia.
Purtroppo non sono tutte rose e fiori: oltre a questi fattori fisici, gli scienziati dell'Harward Medical School (HMS) hanno identificato nove varianti genetiche di provenienza Neandertal che influenzano il nostro organismo provocando malattie come il diabete di tipo 2, lupus, cirrosi biliare, morbo di Crohn, sindromi di scarsa fertilità. Questo processo di ibridazione in realtà ancora non è finito ed è pertanto possibile il verificarsi di malattie genetiche che noi classifichiamo come malattie rare.

Se siete di origine ancestrale europea e volete sapere qual'è il vostro livello di ibridazione col Neandertal potete fare un test genetico presso la società 23andMe al costo di 99 dollari + spese di spedizione.




Se questo post vi è piaciuto e ne volete sapere di più su questo argomento potete anche leggere: "Come scoprire il Neandertal che è in noi"

Fonti:

Nature, The genomic landscape of Neanderthal ancestry in present-day humans, 20 marzo 2014

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mercoledì 5 novembre 2014

Tesori e guerrieri: l'etimologia di razzia

Nella Bibbia, in Esdra 1:8 si racconta di come Ciro il Grande permise il ritorno del popolo d'Israele dall'esilio babilonese (539-538 a.C.) e della ricostruzione del tempio di Gerusalemme per pagare la quale venne raccolto un tesoro una parte del quale fu restituito dal tesoriere del re agli Ebrei nella persona di Sesbassar nella verisone della CEI, Sheshbazzar in altre versioni, principe di Giuda (Esdra 1:23). Il nome Sesbassar, Gizbar nella versione ebraica della Bibbia, è la forma ebraica dell'antico persiano gazabara che ricorre altre volte nell'antico testamento in Esdra 7:21 ed in Daniele 3:2-3 sempre col significato di tesoriere, il custode e dispensatore del tesoro reale letteralmente portatore del tesoro, quindi il termine non rappresenta il nome ma la qualifica all'interno delle gerarchie imperiali persiane il suo nome è invece Zerobabele della stirpe di Davide. Ancora oggi la parola ebraica per tesoriere è Gizbar.

Nel Nuovo Testamento la parola Gaza (γάζα) compare negli Atti degli Apostoli 8:27 col significato di tesoro. Il termine di origine persiana giunse nella lingua greca ellenistica e nella lingua latina: "pecuniam regiam (quam gazam Persae vocant)" Quinto Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno. In Farsi la parola per tesoro è گنج.

Nella lingua gotica, la più antica delle lingue germaniche, è attestata la parola gazaúflakiō col significato di camera del tesoro. Possibile anche che la parola sia anche all'origine della parola araba Ghazi (غازي, ġāzī) che significa guerriero, in effetti si tratta di una parola mutuata dall'antico persiano che fa riferimento a quei clan di cavalieri mercenari di origine turca che compivano rapide incursioni lungo il confine fortificato romano-sasanide ed il cui etimo è rimasto anche per la maggior parte dei linguisti nell'italiano nella parola razzia anche se io sono più propenso per il longobardo razzjan che significa grattare via, ed in effetti nel toscano grattare è sinonimo di rubare.

Successivamente alla caduta dell'impero persiano sasanide nel 651 l'appellativo Ghazi fu usato dall'Islam come titolo onorifico per indicare tutti coloro che si erano distinti nell'espandere l'egemonia islamica ed in particolare dagli Ottomani, i cui primi nove comandanti portarono questo appelletivo incorporato nel nome ad identificare un guerriero di alto rango.

Gizbar è anche all'origine del nome Gaspare o Gaspera che è presente in Europa in molte varianti dall'inglese Jasper al tedesco Kaspar ed è riferito al nome di uno dei re magi, come cognome sopravvive in Italia in Gasperi e Gasperini come nell'armeno Gasparian.

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domenica 2 novembre 2014

Il folklore popolare: Masche e Ragane al tempo dei Longobardi

I Longobardi come tutti i popoli germanici erano molto superstiziosi, Indagando fra le varie figure magiche che facevano parte del loro folklore abbiamo già incontrato la Masca alla quale si fa riferimento nell'Editto di Rotari nei termini di strega o spirito maligno sempre con un significato negativo: "Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit". Le masche nella tradizione popolare del Nord Italia e del Piemonte in particolare sono ritenute spiriti maligni, anime dei morti, o più in generale fattucchiere che per ingannare le proprie vittime possono prendere le sembianze di persone reali, animali o cose. In Toscana ancora oggi si usa il verbo ammascare col significato di svelare, riconoscere.

Oggi ci occupiamo della Ràgana. In italiano si usa il termine colloquiale di ràgana per indicare una donna particolarmente brutta, In realtà la Ragana fa riferimento a quelle donne, generalmente spiriti liberi che mal si inserivano nella società patriarcale altomedievale, che vivevano fuori dai villaggi in luoghi isolati e fungevano da guaritrici conoscendo le proprietà terapeutiche delle piante, aiutavano anche a far nascere i bambini, erano custodi di antiche sapienze popolari che si tramandavano di madre in figlia.

Nella mitologia baltica, cioé lituana, lettone e prussiana, la Ragana significa letteralmente "colei che vede" ed è ritenuta una figura mitologica legata alla guarigione, quindi una figura positiva. Come per tutte le figure popolari pre-cristiana anche la Ragana ebbe successivamente una connotazione negativa dovuta alla conversione al Cristianesimo spesso forzata di queste popolazioni, anche se per via sincretica queste figure continuarono a vivere nell'immaginario collettivo popolare. Tuttora nella lingua lituana, la lingua indoeuropea più antica d'Europa, Ragana significa strega.

In Toscana esiste un toponimo Ragana situato nei pressi di Castelvecchio, dove sorge la bellissima Pieve di origine longobarda caratterizzata delle teste di pietra scolpite sulla facciata.

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