giovedì 17 settembre 2015

L’Abraxas e i Druidi Celti

Il testo che segue è stato in parte ripreso da un libro intitolato “I Druidi Celti”.

Gli irlandesi avevano due parole, Matharaghas e Abarachas (iberno-celtico), termini usati dai druidi per chiamare il dio supremo Mathar e Abar che in gaelico significa Dio, la causa prima e Aghas e Achas che significa “buono” da cui deriva la famosa parola Abraxas che ha da sempre intrigato gli etimologi. Avevano anche “cad”, che significava sacro, da cui “abra-cad-abra”, Abracadabra “il sacro” Abra.

Sir Godfrey Higgins, nel suo libro “The Celtic Druids” sostiene che la parola Abraxas proveniva dai Druidi, e che le sette lettere che la compongono hanno un equivalente numerico nel numero 365 sia nell’alfabeto greco che in quello ebraico (fenicio). Higgins ha scritto che la parola "Abracadabra" è una tarda evoluzione del termine gnostico sacro "Abrasax", quest’ultima parola deriverebbe da un’antica parola magica copta o egiziana che significherebbe “non mi far del male” (don't tread on me) riferito ad un’entità suprema definita dall’appellativo “Padre”. Era generalmente incisa su un amuleto portato appeso sul petto sotto I vestiti.
Le lettere originali di Abraxas erano un nome greco,  ABΣPΞ che somma 365:
A = 1, B = 2, Σ = 200, P = 100, Ξ = 60 = 365

I padri della chiesa cattolica come Ireneo di Lione (130-202) ed Epifanio di Salamina (315-403) dissero che Cristo non fu inviato dal Creatore (Demiurgo) ma dall’Abraxas il Dio supremo, il Dio più alto. Nel Vangelo di Giuda, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society, si menzionano gli eoni e si parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo, In un passo di tale Vangelo Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo. Gli gnostici ofiti, o naasseni, veneravano il serpente, perché, come narrato nella Genesi (3,1), era stato mandato da Sophia per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto proibito della conoscenza per acquisire una consapevolezza almeno pari a quella del loro creatore.

C. W. King, nel suo “Gnostics and Their Remains”, scrive che la parola Abraxas è simile all’ebraico “Shemhamphorasch”, una parola sacra, il nome esteso di Dio. Nel definire l’Abraxas, King scrive: "Bellermann considera l’immagine composta, iscritta nella parola Abraxas, come il Pantheos gnostico, rappresentante l’essere supremo, con le cinque emanazioni marcate da altrettanti simboli. Dal corpo umano, le forma più prossima alla deità scaturiscono il Nous ed il Logos rispettivamente rappresentati dai serpenti che simboleggiano i sensi più intimi e dalla testa di gallo che rappresenta la capacità di comunicazione e la vigilanza.

Carl Jung, psicologo svizzero e moderno gnostico scrisse molto sull’Abraxas. In un suo libro del 1916 chiamato “I sette sermoni dei morti”, Jung definisce l’Abraxas un Dio più grande del Dio cristiano che combina in sé gli opposti del bene e del male in un unica identità. Uno spirito polimorfico che permea la fluidità dell’essere. “l’Abraxas è un polpo dai cento tentacoli, un groppo di serpenti alati, l’ermafrodito dei primi esseri, il signore di rospi e rane che vive nell’acqua, l’abbondanza che ricerca l’unione col vuoto.

Nel medioevo lo gnosticismo tornò in auge attraverso il Catarismo ed il movimento dei Buoni Uomini. Anche i poveri cavalieri del tempio di Salomone altrimenti detti Templari si avvicinarono allo gnosticismo attraverso i loro rapporti con la filosofia orientale intessuti durante il loro soggiorno in Terra Santa.

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domenica 6 settembre 2015

La fonte del potere di Cristo sulla terra: la stirpe druidico-nazirea

Sandro Botticelli: nascita di Venere ... o se volete Maria Maddalena
sposa di Gesù Cristo che giunge alla foce del Rodano

Dal Vamgelo secondo Marco (6, 1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise ad insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di GIacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo.
Messale della Chiesa cattolica apotolica romana - XIV Domenica del tempo ordinario

Al tempo dei Longobardi su gran parte dell'Europa soffiava forte il vento dell'arianesimo, una dottrina trinitaria che sostazialmente negava la natura divina di Gesù Cristo ma al contempo ne enfatizzava la funzione di intermediario tra il divino e l'umano. Fu proprio in quegli anni cruciali dell'Alto Medioevo che la chiesa romana, la chiesa di Pietro e di Paolo fu sull'orlo di scomparire. In ogni città c'erano un vescovo ariano ed un vescovo cattolico ed i rapporti tra le due confessioni erano assai difficili e sfociavano spesso in violenze e aggressionii.

Nella traduzione del Nuovo Testamento la parola ebraica per Nazareno ovvero "di Nazareth" è praticamente identica alla parola Nazir, in ebraico: נזיר, cioè consacrato, separato, eletto, in pratica il druido della tradizione celtica. Al Concilio di Nicea la chiesa di Pietro e Paolo fece pulizia, vennero definiti i vangeli ufficiali ed eliminati dalla dottrina tutte quelle scritture che facevano riferimento ad una stirpe shamanica trasmissibile per via di sangue, ogni riferimento ad una discendenza sulla terra di Gesù fu eliminato. Ma per quanto facessero i successori di Pietro e Paolo, l'idea di un messia stregone era molto forte nel popolo ed in particolare tra le genti germaniche da poco convertite al cristianesimo che vedevano nella dottrina ariana un evoluzione dei loro miti pagani che traghettava nella nuova fede le loro antiche tradizioni caratterizzate da un forte spirito messianico. Il druido stregone della cultura celtica giustificato attraverso la linea di sangue.

Druido non si diventa lo si è per discendenza, di questa antica tradizione che si perde nella notte dei tempi è pervasa tutta la Bibbia sia nell'antico che nel nuovo Testamento: dei quattro Vangeli sinottici due cominciano con la genealogia della stirpe di David. A questa linea druidico-nazirea appartenevano il profeta Zaccaria, il figlio Giovanni Battista ed il suo cugino da parte di Maria, Gesù Cristo tutti essi erano dei Nazir.

Oggi i discendendenti di Gesù sono molti di più di quanto si potrebbe pensare in alcuni di loro è forte lo spirito messianico. In passato lo scrittore Laurence Gardner esperto genealogista rintracciò la discendenza davidica del Graal nella casa di Stuart attraverso i re stregoni Merovingi. Oggi abbiamo uno strumento in più nella ricerca del Graal, la tecnologia genetica che negli ultimi anni ha raggiunto livelli di eccellenza mai visti prima. Ma per adesso siamo solo all'inizio della ricerca, anche se qualche indizio c'è già. Oggi sappiamo con certezza che gli Stuart appartenevano all'aplogruppo R1b-L21 (vedi post) da taluni considerato davidico.



Fonti: Laurence Gardner, "La linea di sangue del santo Graal"

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