mercoledì 23 novembre 2016

Wyrd, il ruolo del destino.



Il wyrd ti ha condotto su questa pagina.


Se tu sei d’accordo, vuol dire che sei sulla strada giusta per capire il concetto del destino attivo conosciuto dagli Anglosassoni come Wyrd.

Wyrd è una parola dell’inglese antico, di genere femminile, dal verbo weorthan “diventare”. E’ legata al sassone antico wurd, alto tedesco antico wurt, norvegese antico urür. Wyrd è l’ancestore del più moderno weird, che prima significava strano ed inconsueto che nella forma peggiorativa portava connotazioni al soprannaturale come nelle weird sisters di Shakespeare, il trio di streghe in MacBeth. Le weird sisters originarie erano naturalmente le tre Norns, le dee norrene del destino.

Wyrd è il fato o il destino, ma non il “fato inellutabile” degli antichi greci. “Un evento o occorrenza”, trovato nell’elenco dell’Oxford English Dictionary più vicino al modo i nostri antenati Anglo-Sassoni e Norreni consideravano questo termine. Wyrd non è un punto di arrivo, ma un qualcosa che sta continuamente accadendo intorno a noi. Una delle frasi usate per descrivere questo termine ostico è “quello che accade”.

Un conciso dizionario Anglosassone, redatto da J.R. Clark Hall (University of Toronto Press, quarta edizione, 1996) elenca in modo vario “fato, possibilità, fortuna, destino, le sorti, provvidenza, caso, fenomeno, transazione, fatto, condizione” dipendente dal riferimento letterario dell’inglese antico che menziona il termine wyrd.  Nota “transazione” e “condizione” che fanno riferimento ad un fato attivo ed al contesto nel quale si vive.

Lo studioso Anglosassone Stephen Pollington lo descrive così:
“… vale la pena ricordare che la moderna concezione del tempo lineare era ancora un po’ un’astrazione scientifica perfino tra gli Anglo-Sassoni cristiani, i cui atteggiamenti nei confronti della vita e della morte sembra fossero governati dalla visione del mondo dei loro antenati pagani. Credevano che ad un certo momento alcuni uomini … erano stati condannati a morire – una reazione alle incertezze della guerra e agli incidenti non dissimile da quella di molti soldati moderni che hanno fede nell'idea che "se il tuo nome è scritto, non c'è niente che tu possa fare ..."

Legato a questa idea c’è il concetto del wyrd “il corso degli eventi” che è l’implicita struttura del tempo; è un modello che gli Anglosassoni tentarono di leggere nel loro mondo … Come osservò l’autore di Beowulf:
Il wyrd spesso salva un eroe condannato fintanto che il suo coraggio è grande
(versi 572-3)

Questo implica che mentre il coraggio di un uomo viene fuori, questo ha la speranza di vincere poiché il wyrd “il modo con cui accadono le cose” aiuterà sempre un tale uomo, fintanto che non è condannato; invece se un uomo è condannato allora neanche il coraggio potrà salvarlo a resistere contro “il corso degli eventi”.

“Il guerriero inglese dai tempi antichi fino al 1066”, pp166-167 Anglo-Saxon Books 1996
Se il tempo non è concepito o vissuto in modo lineare ma piuttosto come una serie di eventi collegati tra di loro, ognuno dei quali influenza gli altri, “quello che accade” ovvero il wyrd non è un punto di arrivo piuttosto una pietra miliare, ho perfino un incrocio. Così come l’esito del viaggio del viaggiatore dipende dalla via che sceglie, così noi abbiamo un ruolo attivo nei confronti di quello che il wyrd ha in serbo per noi. Il wyrd può essere modellato. Quello che fai come individuo può piegare o cambiare il wyrd.

Non si consideri il tempo come un fiume che scorre rapidamente, costantemente portando via i padri dai figli fino alla nostra morte, ma invece come un lago o sorgenti di diverse infinite forme. Una manciata di ciottoli gettati sulla la superficie di una pozza ferma creano simultaneamente l’effetto di increspature sull’acqua, si toccano l’una con l’altra sovrapponendosi. Ogni ciottolo è diverso dall’altro. Possono essere più grandi o più piccoli e creare schizzi di misura più grande o più piccola, ma il percorso di ognuno crea un effetto sul percorso di ogni altro. Questi ciottoli rappresentano il wyrd, ma nostre sono le mani che li lanciano.

Anche quando un uomo è condannato dal wyrd, c’è sempre conforto, anche accettando con dignità un destino avverso con coraggio. L’ultimo verso del poema conosciuto come rassegnazione, una meditazione sul giorno del giudizio, lo spiega bene:
È sempre la cosa migliore, se un uomo non può scongiurare il suo destino, che lo possa perciò soffrire bene.(tradotto da S.A.J. Bradley in Anglo-Saxon Poetry, David Campbell Publishers, 1982)

Questo è tratto da The Exeter Book, scritto tra il 950 ed il mille dell’era cristiana, e pur essendo un testo cristiano riflette l’importanza del destino nella lotta dell’uomo.
L’analogia della tela di ragno è utilmente utilizzata per rappresentare il wyrd. Ogni particolare della rete è una particolare parte del tutto, tuttavia il più piccolo insetto intrappolato fa sì che la rete vibri tutta. Se il ragno vincerà la cena dipende dalla sua abilità nel tessere la tela, da quanto velocemente reagirà, e dalle possibilità dell’insetto di riuscire libero dalla lotta. La rete è il wyrd ma gli attori su di essa decideranno l’esito.

Il World Wide Web è un'altra rete interconnessa, ed ha perciò un giusto nome. È davvero una rete con un numero praticamente infinito di nodi (di cui questa pagina è uno) collegati tra loro da invisibili fili di connettività elettronica. Questa pagina esiste per te. Sei arrivato qui per sapere del wyrd perché lo hai scelto tu nella tua via per il sapere.
Wyrd byð swyðost
Wyrd è la più forte

http://octavia.net/wyrd-the-role-of-fate/

martedì 8 novembre 2016

Non fu Cortez il killer ma il sistema immunitario

Il mattino dell’8 novembre 1519 il Vecchio ed il Nuovo Mondo si trovarono l’uno di fronte all’altro. Montezuma e Cortez si guardarono a lungo negli occhi soppesando i rispettivi destini. Tutto, intorno taceva, era come se il tempo, il moto dei pianeti e delle stelle si fosse di colpo fermato. Appena un anno più tardi Montezuma sarebbe morto, un altro anno e la splendida Messico la capitale del Nuovo Mondo sarebbe diventata una città fantasma, distrutta. Mai nella storia una civiltà giunta al massimo del suo sviluppo collassò tanto velocemente. Come un bellissimo girasole a cui un viandante avesse staccato di netto il capo. Cortez sbarcò in Messico dove oggi sorge Vera Cruz proveniente da Cuba con 110 marinai, 553 soldati armati di 32 balestre e 13 carabine, 10 cannoni pesanti, 4 colubrine leggere e 16 cavalli. Gli Spagnoli erano fortemente impreparati, del Messico non conoscevano praticamente nulla, non avevano carte geografiche né sapevano la lingua degli abitanti, condotti dalla brama per l'oro e la gloria penetrarono questo territorio spingendosi via via verso la capitale eludendo tutti gli ostacoli che si frapponevano alla loro fame di vittoria, circostanze che raramente hanno avuto un parallelo nella storia.

Come è spiegabile tutto ciò? Al tempo di Montezuma II gli Aztechi erano una civiltà giunta all’apogeo del suo sviluppo, il Messico contava una popolazione di 25,2 milioni di abitanti, negli stessi anni tutta l’Europa ne contava  57,2 milioni. Spagna e Portogallo assieme non arrivavano appena a 10 milioni di abitanti. I ricercatori Cook e Borah dell’Università di Berkeley  in California hanno determinato che dopo cento anni dall’arrivo degli spagnoli in America latina la popolazione del Messico si era ridotta ad appena un milione di abitanti. Come fu possibile? Che cosa era successo?


La storiografia moderna ha determinato che la causa del collasso anche demografico di questa civiltà pre-colombiana fu provocato in prima istanza dalla diffusione di malattie portate dagli europei contro le quali le popolazioni autoctone americane non avevano alcuna difesa poiché queste erano sconosciute al loro sistema immunitario. Nel corso dei millenni, grazie ad un lungo processo di selezione naturale, gli europei hanno sviluppato gli anticorpi ad una quantità di virus e batteri dei quali oggi non ci ammaliamo più, alcuni di questi ormai neppure esistono, è stato calcolato che circa l'8% del nostro DNA è composto da virus che sono stati per così dire inglobati nel nostro organismo. Quindi dentro di noi portiamo la memoria di tutte queste battaglie che il nostro corpo ha dovuto debellare per sopravvivere. Se consideriamo che gran parte degli europei ha una percentuale variabile dal 2 al 4% di DNA di Neanderthal spostiamo l'asticella della memoria del nostro sistema immunitario ad oltre 300.000 anni fa in quanto dai Neanderthal abbiamo ereditato tra le altre cose un sistema immunitario particolarmente reattivo che è il responsabile dalla enorme diffusione di allergie e malattie autoimmuni.

Questi spagnoli arrivati in Messico erano i discendenti dei sopravvissuti alla Peste Nera che funestò l'Europa nel XIV secolo, considerando l'attuale composizione degli aplogruppi maschili in Europa occidentale ed in particolare in Spagna, possiamo affermare con una certa ragionevolezza che l'aplogruppo R1b, che oggi è l'aplogruppo più diffuso in Europa occidentale, ha avuto un ruolo in questo.

La Spagna è infatti uno dei paesi europei con la più alta frequenza media di aplogruppo R1b pari al 69% della popolazione maschile, che arriva all'85% nei Paesi Baschi, i Baschi hanno avuto un ruolo di primo piano nella conquista e nella colonizzazione dell'America Latina per le doti marinaresche e la solidità delle imbarcazioni dei cantieri cantabrici. Tra le figure di rilievo spicca Lope Aguirre che veniva da Oñati e che ha incarnato l'essenza stessa del Conquistador con tutte le sue contraddizioni come emerge dal film "Aguirre, der Zorn Gottes" di  Werner Herzog.

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